Cannabis day: Mineo (Ceis), “noi siamo per la vita, non per la morte. Chi è per la liberalizzazione se ne assuma la responsabilità”

“Cannabis day? Il Ceis è per la vita non per la morte”. Replica così Roberto Mineo, presidente del Centro italiano di solidarietà (Ceis) don Mario Picchi, da quasi 50 anni impegnato concretamente nella lotta a ogni forma di dipendenza, alla Giornata mondiale della cannabis in corso a Milano. “Vorrei vedere o sapere – afferma Mineo – gli effetti della cannabis sulla pelle dei figli o dei propri cari di quanti si prodigano, facendo tra l’altro tutt’altro nella vita ma non sicuramente esperti in questa materia, ogni giorno a essere i paladini e promotori di questo che io chiamerei liberalizzazione a scopo ricreativo che sarebbe come dare in mano ai nostri giovani una pistola carica”. Di qui l’invito: “Facciamo parlare chi ha voce in capitolo, chi è esperto in materia, chi ha esperienza ultradecennale sugli effetti della cannabis. Gli scrittori facciano gli scrittori, come pure i politici, gli attori, i burocrati e i cantanti facciano il loro mestiere lasciando parlare sul tema della droga soltanto chi sa”. “Sia chiaro – prosegue Mineo – che coloro che portano avanti istanze pro cannabis nel nome di un libero arbitrio inconsistente con diritto della collettività, coloro che propongono la legalizzazione per contrastare la criminalità organizzata, coloro che propongono la legalizzazione della produzione e del commercio della droga nella speranza di trarne profitto, tutti coloro che con la scusa di giustificare l’ingiustificabile finiscono con l’accettare l’inaccettabile, ebbene tutti costoro diventeranno parte del problema droga e se ne dovranno assumere in toto la responsabilità civile e politica”.

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