L’Osservatore Romano: sul settimanale in edicola oggi articoli di Lucetta Scaraffia, Ferdinando Cancelli, Antonio Zanardi Landi

“Una nuova schiavitù che non può essere giudicata diversamente solo perché è pagata e volontaria”. Così, nel primo editoriale de Il Settimanale de “L’Osservatore Romano” in edicola oggi, Lucetta Scaraffia definisce la pratica della maternità surrogata. Commentando la recente ordinanza del giudice di Trento che riconosce a due uomini la genitorialità di due gemelli, nati attraverso il ricorso all’utero in affitto, Scaraffia si dice “colpita” dal fatto che “tante energie e tante voci sono impegnate nel denunciare, giustamente, la violenza sulle donne” ma sono “poche le donne che denunciano quanto sta avvenendo contro di loro sul piano fondamentale della maternità”. Una “transazione”, prosegue, dal “carattere disumano” che di fatto distrugge la figura materna. Sono le donne, conclude, “a dover lottare per difendere se stesse e i bambini”. Nel secondo editoriale Ferdinando Cancelli, medico palliativista, riflette sul rapporto tra malato e medico alla luce degli ultimi episodi di cronaca e mette in guardia da chi usa la sofferenza dei malati inguaribili “come un grimaldello per scardinare non solo il rapporto tra medico e paziente ma anche quello alla base del vivere civile. Per portare avanti questa operazione, il cui vero volto è spesso quello di interessi economici palesi se si pensa al costo per la società di assistere i propri membri più fragili, non ci si può limitare a raccontare i fatti: si deve distorcere la realtà”. La realtà, afferma sulla scorta della sua esperienza quotidiana, è che “i pazienti giunti al termine della loro vita non vogliono morire, ma vivere con dignità”. Vorrebbero “non soffrire e continuare a vivere fino alla fine”. Sull’annuncio del presidente Trump di voler aumentare in modo consistente i finanziamenti per potenziare le forze armate ( e quindi sulla conseguente corsa agli armanenti della Russia) si sofferma Antonio Zanardi Landi evidenziando i rischi per lo scenario mondiale. “Solo un grande sforzo di inventiva e di creatività politica – conclude – consentirà di capire come lavorare con efficacia per la pace”.

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