Card. Amato: “anche oggi i cristiani sono chiamati alla testimonianza, talvolta anche suprema”

“Il martire muore inerme e sereno, pur tra indicibili supplizi. Non impreca, non condanna, ma perdona, ama e prega anche per i suoi carnefici e persecutori. È questa la differenza cristiana, che impressiona, stupisce e talvolta converte”. Lo ha affermato ieri pomeriggio il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nel corso della presentazione del volume “Testimoni della fede. Esperienze personali e collettive dei cattolici in Europa centro-orientale sotto il regime comunista” all’Università Gregoriana di Roma. Parlando di “Martiri europei del XX secolo”, Amato ha rilevato che “i martiri sono stati i primi santi del cristianesimo” e “come ai primi tempi, anche oggi i cristiani sono chiamati alla testimonianza, talvolta anche suprema”. “Lo dimostrano – ha spiegato il prefetto – i recenti omicidi di padre Jacques Hamel, immolato sull’altare del sacrificio di Cristo, e le quattro suore di Madre Teresa di Calcutta, assassinate perché facevano il bene”. Perciò, ha proseguito Amato, “non è anacronistico parlare di martiri ai nostri giorni” osservando che “gli eventi drammatici del secolo scorso e di questo inizio secolo confermano il significato profondo di martirio, che è professione di fede, che accompagna sempre la Chiesa di Cristo nella storia”. “La Chiesa non dimentica questi suoi figli coraggiosi”, ha assicurato il prefetto, ricordando che “molti di essi sono stati elevati agli onori degli altari”. Un elenco lungo, anche se lo si limita ai beatificati nel periodo 2008-2017 che soffrirono la dittatura nazista e comunista, che va da Francesco Giovanni Bonifacio a Vladimir Ghika.

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