Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Docufilm “Almeno credo”: mons. Gnavi (Vicariato Roma), “ascoltare inquietudini dei giovani, seminare e tenere aperte in loro le domande”

“Le parole con cui questi ragazzi ebrei, cristiani e musulmani raccontano se stessi nascondono molte domande importanti. Ci dicono qualcosa sull’atteggiamento che dobbiamo avere verso i giovani: accompagnare e prestare ascolto alle loro domande, ansie, inquietudini. Ciò che è stato seminato dieci anni prima permette che queste domande rimangano aperte nel loro cuore”. Lo ha detto mons. Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio ecumenismo del Vicariato, intervenuto oggi alla presentazione, presso la Filmoteca vaticana, del docufilm di Tv2000 “Almeno credo”, firmato dal regista Gualtiero Pierce. I ragazzi che si raccontano nel documentario sono gli stessi protagonisti, allora bambini, di “Primo giorno di Dio”, dello stesso autore. Forte il desiderio di convivenza reciproca. Mohamad, giovane musulmano, riesce a vincere con l’amicizia l’atteggiamento persecutorio di un compagno di dieci anni prima. Nel docufilm i ragazzi chiedono di vivere senza pregiudizi, tutti accomunati da “una fede che non si esprime in certezze dogmatiche ma è respiro dell’anima”. Di grande spicco le figure delle insegnanti: “È un film – conclude mons. Gnavi – sui giovani ma anche sulla responsabilità degli educatori, degli adulti. Riuscire a parlare ai giovani, seminare qualcosa in loro e accompagnarli nella crescita aiuta anche noi a offrire risposte convincenti a tutta la famiglia umana”.
Per Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, “ai giovani e ai bambini non bisogna guardare mai con supponenza, ma è dalle loro voci che bisogna trarre strumenti per semplificare un mondo che da adulti ci complichiamo troppo”. Scoprire che il percorso di fede “è parallelo per tutti è uno spunto di riflessione importante”, osserva sottolineando che “tutti credono, pur nelle diversi fedi, nello stesso modo”. “Oggi – conclude Dureghello – abbiamo perso di vista cosa significhi conoscere e apprezzare chi crede. Se riusciremo a restituire alle religioni il loro ruolo, avremo riconquistato qualche strumento in più per lasciare un mondo più sereno ai nostri ragazzi”.

© Riproduzione Riservata
Chiesa