Incendio al “ghetto” di Rignano: mons. Perego (Migrantes), “urgente decisione politica per legalità e sicurezza dei migranti”

I nuovi morti nel ghetto di Rignano ricordano il “dramma” di 400mila lavoratori “sfruttati non solo nel mondo del lavoro agricolo, ma anche in altri comparti lavorativi, per i quali oltre a una non giusta retribuzione, alla non contribuzione, si aggiunge anche il diritto negato a un’abitazione idonea”. È quanto afferma monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, dopo la morte di due immigrati del Mali in un incendio che si è sviluppato la notte scorsa all’interno del “Gran ghetto” che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Per il direttore dell’organismo pastorale della Cei, queste morti “rilanciano la necessità di una riforma della legge sull’immigrazione, con l’attenzione a creare canali legali d’ingresso per i lavoratori, attraverso un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro che faccia incontrare da subito domanda è offerta di lavoro, a fronte, inoltre, di numerosi diniego in atto nei confronti dei richiedenti asilo giunti nel nostro Paese in questi ultimi anni sarebbe anche importante, per non alimentare ulteriormente l’esercito di lavorati sfruttati, garantire un permesso di protezione umanitaria per chi è presente in Italia da almeno un anno, ha iniziato un percorso di alfabetizzazione, ha scelto di fare lavori socialmente utili o ha già un contratto di lavoro”. La “drammaticità” della situazione, che potrebbe “aggravarsi” nei mesi estivi – conclude il direttore Migrantes – richiede “una urgente decisione politica che va nella direzione della legalità e della sicurezza dei migranti e del Paese”.

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