Fame nel mondo: Roy (Caritas), “dare cibo e lavorare su cause conflitti, prima che sia troppo tardi”

“Serve una coscienza mondiale più forte che si renda conto che l’umanità è in pericolo. Bisogna agire prima che sia troppo tardi. Dare cibo è assolutamente necessario però bisogna lavorare sulle cause dei conflitti”. Così Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, commenta in un’intervista al Sir l’allarme dei giorni scorsi dell’Onu: il mondo sta vivendo la peggiore crisi umanitaria dal 1945. A rischio 20 milioni di persone, che non hanno cibo a sufficienza a causa della carestia. Gli effetti peggiori sono in Sud Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria. “Il mondo non si preoccupa del benessere dei poveri – afferma -. Non so se è la peggiore crisi dal 1945 ma sicuramente è una situazione molto problematica. Le Nazioni Unite hanno parlato di carestia in 4 Paesi ma ce ne sono di più in difficoltà. Le ragioni sono dovute principalmente ai conflitti o ai cambiamenti climatici, entrambi provocati dall’azione umana”. Eppure la comunità internazionale e l’opinione pubblica rispondono poco. “Sono trascorsi sei anni dall’inizio della guerra in Siria, chi si è preoccupato di cercare delle soluzioni? La colpa è della volontà di potere dell’uomo e della mancanza di coscienza di chi lascia fare – osserva -. Penso che la coscienza individuale e collettiva della gente sia un po’ debole. Siamo preoccupati di cose che non hanno una vera importanza, come i nostri telefonini. Non ci rendiamo conto di ciò che è veramente serio. Papa Francesco parla della globalizzazione dell’indifferenza: questa è una delle sfide di questo momento storico”. L’emergenza più grave in Africa è oggi il Sud Sudan, dove il Papa vorrebbe andare con il primate della Chiesa anglicana Justin Welby ma ancora non si sa se il viaggio sarà possibile: “Sarebbe molto bello se Papa Francesco riuscisse ad andare. A Juba è possibile. Normalmente non andiamo ai viaggi papali ma stavolta, se si farà, abbiamo chiesto di partecipare insieme all’organizzazione caritativa anglicana, per mostrare l’importanza della risposta umanitaria delle Chiese”.

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