Corridoi umanitari: Caritas Ambrosiana, cinque ragazze eritree accolte a Milano e a Varese

“Sono arrivate stremate e spaventate. Dai primi controlli sanitari risulta che non hanno subìto violenze, ma sono molto provate da quello che hanno vissuto”. Anna Maria Lodi, presidente della cooperativa “Farsi prossimo”, braccio operativo di Caritas Ambrosiana, racconta così al Sir i primi momenti vissuti con le cinque ragazze eritree accolte nelle strutture di Milano e Varese. Sono giunte in Italia, nei giorni scorsi, tra i 160 profughi arrivati all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), con il primo corridoio umanitario aperto con la Libia, grazie all’impegno della Cei e del governo italiano. Tra le prime richieste, quella di poter partecipare alla Messa di Natale. Le cinque ragazze hanno tra i 18 e i 20 anni e sono, infatti, cristiane. Tre sono ospiti nella sede di Milano, due in quella di Varese. “Ospitiamo anche altre ragazze giunte dall’Eritrea e le abbiamo fatte incontrare in modo da poter familiarizzare tra di loro – racconta Lodi -. Hanno incontrato anche alcune suore. Abbiamo voluto dare segnali di vicinanza”. Gli sguardi di due delle cinque giovani sono rivolti al nord Europa. Una ha raccontato di avere il marito in Svezia, un’altra un fratello in Danimarca. E vorrebbero raggiungerli. Alle spalle, un viaggio durato anni, cominciato da minorenni. Tra di loro non si conoscevano prima dell’arrivo in Italia, anche se tutte provengono da Asmara. “Hanno saputo il giorno prima di partire che avrebbero lasciato i campi dove si trovavano, in Libia. Sembra che siano rimaste per uno o due anni nei centri di detenzione libici per immigrati clandestini. Fuggivano dall’arruolamento nell’esercito”. Nei giorni scorsi, sono state effettuate le prime visite mediche. “Nelle nostre strutture di accoglienza – spiega Lodi – lavorano alcuni medici, che hanno constatato la magrezza delle ragazze, non segnali di violenza. I controlli comunque continueranno. La prossima settimana le accompagneremo in questura per presentate le richieste di asilo”.

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