Corridoi umanitari: dai centri di detenzione libici arrivate quattro ragazze a Chianche (Avellino)

“Le abbiamo trovate provate. La cosa più difficile è stata spiegare loro che erano libere. Non se l’aspettavano”. Il coordinatore del progetto Sprar del Comune di Chianche (Avellino), gestito dalla Caritas di Benevento, Francesco Giangregorio, racconta così i primi momenti dopo l’arrivo di quattro ragazze eritree, giunte in Italia nei giorni scorsi, con altri 156 profughi, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), con il primo corridoio umanitario aperto con la Libia, grazie all’impegno della Cei e del governo italiano. Fairoz, Zabib, Bsirat e Sanboto, accolte a Chianche, hanno tra i 18 e i 29 anni e negli ultimi due sono state rinchiuse in centri di detenzione, in Libia. Il loro viaggio è cominciato dall’Eritrea nel 2015: dopo una decina di giorni hanno raggiunto città libiche differenti dove sono state arrestate. Una di loro è sposata e madre di due figlie. “Ho vissuto il vero senso del Natale, quando ho dato loro il telefono in mano per chiamare i parenti: alcuni in Libia, altri in Eritrea, altri ancora in Germania – racconta Giangregorio -. Non li sentivano da anni, da quando erano partite dall’Eritrea. Ascoltare come è cambiato il loro tono di voce, quando hanno scoperto reciprocamente di essere vivi, è stata una grande gioia. Ci ha riempito gli occhi di lacrime. Adesso stanno capendo che sono libere”. Diverse le prospettive per il futuro. Una di loro ha raccontato di avere una sorella in Germania e la vuole raggiungere. Tutte invece potranno frequentare corsi di formazione e orientamento al lavoro. “A loro disposizione sarà messo un supporto psicologico e assistenza sanitaria”.

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