Corridoi umanitari: Caritas Ferrara, accolte due donne somale dai campi libici

Qmar e Leila, 40 e 41 anni, entrambe somale, entrambe mamme in fuga dal loro Paese. Sono state accolte dalla Caritas di Ferrara, dopo l’arrivo in Italia, nei giorni scorsi, con altri 158 profughi, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), grazie al primo corridoio umanitario aperto con la Libia, con l’impegno della Cei e del governo italiano. Per loro, subito le visite mediche nell’ambulatorio della Caritas ferrarese, dalle quali “sono emersi alcuni problemi di salute che abbiamo affrontato con le cure opportune. La situazione adesso si è stabilizzata – spiega al Sir il direttore Paolo Falaguasta -. In Libia i medicinali che utilizzavano non erano adeguati”. Adesso si trovano in un appartamento in cui vivono con altre connazionali. I volontari che le hanno conosciute le descrivono come “due persone sorridenti e positive”. Ma “non abbiamo subito chiesto delle loro storie – aggiunge il direttore della Caritas -. Vogliamo dare loro del tempo per ambientarsi e conoscerci. Crediamo che sia traumatico chiedere di ripercorrerle subito”. Le loro famiglie sono rimaste in Somalia. Anche i loro cinque figli. Da sole hanno provato la fuga verso la Libia, dove sono state rinchiuse in un campo adesso evacuato. “Appena sono arrivate hanno chiamato casa per tranquillizzare le loro famiglie – racconta Falaguasta -. Quando hanno composto i numeri di telefono si sono commosse. Non avevano contatti con loro da almeno due anni”. Nei prossimi giorni, continuerà lo screening sanitario e saranno avviate le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato. Parallelamente Qmar e Leila saranno inserite nei corsi di lingua italiana per stranieri.

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