Biotestamento: mons. Lovignana (Aosta), “certifica l’incapacità della nostra società di accompagnare le persone ella malattia e nella morte”

“La legge certifica l’incapacità della nostra società di accompagnare le persone nel delicato momento della malattia e della morte”. Lo scrive mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta, ai fedeli della diocesi nel messaggio per il Natale, commentando la legge sul “fine vita”. “Rischia di aprire le porte a pratiche eutanasiche, spezzando l’alleanza terapeutica tra paziente, medico e famiglia, equiparando impropriamente la nutrizione e l’idratazione a trattamenti terapeutici e non prevedendo il diritto costituzionale all’obiezione di coscienza”, sottolinea il presule, che indica il modo in cui reagire. “Vorrei indicare un campo particolare in cui impegnarci in questo Natale, la prossimità ai malati, soprattutto a chi è solo e a chi si prepara alla morte – aggiunge -. Mi sembra un luogo di presenza umana nel quale i discepoli di Cristo devono essere presenti”. Poi, l’invito a “vivere il Natale da credenti”, evitando “la retorica commerciale che vuol farne una parentesi nella quale non ci sia spazio per la fatica, la sofferenza”. Mons. Lovignana richiama così alla realtà. “Chi si trova in difficoltà economica, gli ammalati, le persone sole, gli esuli, le famiglie in disaccordo, i figli che patiscono la divisione dei genitori, i perseguitati non hanno tregua neppure in questi giorni. Eppure – conclude – il Sole di giustizia, Gesù, sorge per tutti, anche per chi soffre”.

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