Diocesi: mons. Staglianò (Noto), “impegniamoci affinché nessuno sia solo, scartato, senza tetto né lavoro”

“Siamo polvere di stelle, esseri umani desideranti, capaci di amare in grande”. Così mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, in quello che lui stesso definisce un “Messaggio pop-teologico per il tempo di Natale”. Il titolo scelto per la riflessione è “Il cielo si è capovolto a Natale”. “Natale non è solo un’atmosfera. È evento, qualcosa che accade nella vita e la vuole cambiare. In meglio, ovviamente, nel bene, di sicuro”. E lo fa “mettendoci in condizione di ascoltare la bella notizia, cioè che Dio è amore. Una ‘buona novella’, senz’altro. Sì, perché se ci pensiamo profondamente, riguarda più noi che Dio. Il bambino nella grotta di Betlehem è ‘sceso dalle stelle’, finalmente l’uomo sa con più certezza da dove viene: ‘dalle stelle anche lui'”. Nel messaggio ai fedeli di Noto il presule parla di ecologia, di donazione di sé e di amore. Lo fa, secondo uno stile che ormai lo contraddistingue, attraverso la musica pop. Partendo da “La terra è il pane” di Amara, mons. Staglianò sottolinea che “la tradizione cristiana non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana”. Più avanti il vescovo invita: “Smettiamo di donare sciocchezze e iniziamo a donare anche solo semplici sorrisi”. Ed è la musica di Tiziano Ferro con “Il regalo più grande” ad essere occasione di riflessione. Dall’amore romantico, “l’amore incantamento” come lo definisce mons. Staglianò, all’amore con la “A” maiuscola, quello che “i cristiani riconoscono in Gesù, il Figlio di Dio nella carne umana, il piccolo nato a Betlehem, là in una grotta, per far circolare l’amore, cioè che ‘nessuno nasca più come è nato lui’, in quelle condizioni disumane, inaccettabili per gli uomini, ma scelte da Dio per amore di tutti”. E proprio “metti in circolo il tuo amore” di Luciano Ligabue è la terza canzone del messaggio di pop teologia per questo Natale che diventa occasione per parlare di povertà ed esilio, di profughi, ma anche di “un altro tipo di esiliati, quelli nascosti, quelli che sono tali all’interno delle famiglie stesse, gli anziani, ad esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti”.
“Il vero messaggio del Bambino Gesù è: ‘impegnati nella vita perché nessun essere umano nasca più come sono nato io, al freddo e al gelo, scartato dalla gente, nella solitudine di una grotta o di una stalla; impegnati perché tutti gli esseri umani che nascono abbiamo il calore di un tetto, la sicurezza di un pezzo di pane, la gioia di poter guadagnare con onestà ciò che serve per vivere'”, conclude il vescovo.

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