Minori stranieri non accompagnati: Roma, meno del 3% di quelli che arrivano in Italia accolti in famiglia. Formare nuovi tutori volontari

“I minori che arrivano in Italia da soli si trovano in una condizione di grande vulnerabilità: hanno vissuto situazioni traumatiche e sono segnati dall’abbandono di luoghi e volti familiari, ma anche da perdite e abusi”. Lo ha detto Angela Giallorenzi, coordinatrice del progetto “Mai più soli”, presentando oggi a Roma l’iniziativa promossa dall’associazione “Refugees Welcome Italia” per diffondere l’accoglienza in Italia dei minori stranieri non accompagnati. “Si tratta di ragazzi, la maggior parte di età compresa tra i 14 e i 17 anni, che hanno alle spalle storie drammatiche, segnate dal distacco dei propri familiari e dal lungo e pericoloso viaggio intrapreso per arrivare in Europa”. Questa fragilità rischia di crescere col tempo, in particolare al compimento della maggiore età: diventare maggiorenni, infatti, rappresenta per questi minori un salto nel buio, l’inizio di una fase di nuove incertezze che rischia di vanificare i passi in avanti nel difficile percorso verso l’inclusione nel Paese che li ospita. “Purtroppo meno del 3% dei ragazzi che arrivano nel nostro Paese sono accolti da privati o da famiglie – ha aggiunto Giallorenzi – ecco perché l’altra linea di intervento della campagna prevede di potenziare il ruolo del tutore volontario, che è nominato dal giudice tutelare e svolge compiti di rappresentanza legale, perseguendo il riconoscimento dei diritti del minore e vigilando sui suoi percorsi di integrazione”. Tra gli obiettivi del progetto “Mai più soli”, c’è proprio quello di formare nuovi tutori volontari in Veneto, Umbria, Calabria e Campania, rafforzando una figura chiave nelle relazioni con il minore, attenta ai suoi bisogni e alle sue scelte.

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