Catalogna al voto: dossier Ispi, instabilità politica peserà sull’economia. In fuga oltre 3mila imprese

La Catalogna domani va al voto tra una serie infinita di frammentazioni che attraversano l’elettorato – fronte separatista, fronte unionista –, i partiti stessi, le posizioni dei singoli leader. “A prescindere da una sua possibile quanto risicata vittoria, a essere in dubbio è però la tenuta del fronte indipendentista – si legge nel dossier sul voto del 21 dicembre pubblicato oggi da Ispi – dopo la serie di accuse incrociate che i leader dei diversi partiti si sono scambiati dal referendum del 1 ottobre in avanti. Non è dunque affatto detto che, in caso le urne restituiscano una nuova maggioranza pro–indipendenza, la questione della secessione dalla Spagna riesca a riunire intorno a un unico programma i tre partiti” che aspirano alla secessione da Madrid. Il dossier dell’Ispi si occupa di vari aspetti, fra cui il peso dell’indipendenza sull’economia regionale e spagnola. “Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2015 il Pil catalano ammontava a 204 miliardi di euro. È una cifra equivalente al 19% del Pil spagnolo, il che significa che, se la Catalogna fosse indipendente, avrebbe dimensioni superiori a quelle di 15 paesi dell’Unione europea (superando per esempio Portogallo e Grecia). La Catalogna costituisce dunque una parte rilevante dell’economia spagnola, pesando per il doppio di quanto faccia ad esempio la Scozia per l’economia del Regno Unito (10% del Pil nazionale)”.
Non si possono peraltro escludere scosse su Pil, banche e imprese, commerci, turismo e occupazione, in caso di indipendenza. “A oggi oltre tremila imprese catalane – prosegue il dossier dell’Ispi – hanno spostato la propria sede al di fuori della regione. Tra queste troviamo le 62 imprese catalane quotate in borsa, le più grandi delle quali sono Banco Sabadell e CaixaBank (istituti di credito), Gas Natural (energia) e Abertis (infrastrutture)”. Sul fronte di crescita e occupazione, uno studio della Esade Business School “stima che più di un quarto dei datori di lavoro catalani avrebbe ridotto le proprie prospettive di assunzione per il 2018, e che quasi la metà di loro (46%) avrebbe congelato i propri piani di investimento nella regione”. Sul lungo periodo, “secondo alcuni esperti, l’instabilità attuale potrebbe tradursi in una riduzione dell’1,5% del Pil regionale rispetto al trend precedente la crisi, equivalente a una perdita di 18 miliardi di euro. Ma, come nel caso dell’intera Spagna, è ancora difficile fare stime precise sull’impatto a lungo termine della crisi, che dipenderà soprattutto dalla sua durata e dalla sua intensità”.

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