Mons. Antonio Riboldi: mons. Di Donna (vescovo di Acerra), “è stato un profeta perché ha dato speranza al popolo e ha aiutato i ‘senza tutto’ ad alzare la testa”

“Il nostro don Antonio, come amava familiarmente farsi chiamare, è stato un profeta, in senso biblico, perché ha dato speranza a un popolo, ha aiutato ad alzare la testa i poveri e i deboli, i senza tutto, come li chiamava lui. E l’ha fatto innanzitutto con l’annuncio del Vangelo e con la denuncia profetica”. Lo ha ricordato, oggi pomeriggio, mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, celebrando i funerali del vescovo emerito, mons. Riboldi, in cattedrale. “Insieme con i vescovi della Campania nel lontano 1982 egli contribuì a quel documento programmatico da cui è partito il cammino delle nostre Chiese della Campania ‘Per amore del mio popolo non tacerò’”, ha proseguito mons. Di Donna, che ha rammentato anche i “concreti gesti di liberazione” messi in atto da Riboldi, “nel Belice, tra i terremotati”, “artefice di una marcia con i ragazzi nella capitale dal presidente Pertini e dal Papa per chiedere la realizzazione della ricostruzione”, e “ad Acerra nell’impegno contro la camorra, il male antico che affliggeva la nostra città come altre del territorio, che purtroppo non è stato ancora estirpato e sta contagiando le nuove generazioni. Fino ad allora si parlava di camorra sottovoce, timorosi delle possibili ritorsioni”. Gesti concreti anche nei confronti di “terroristi e Brigate rosse, incontrati nelle carceri italiane, insieme con il card. Martini” e nella “sua battaglia per l’ambiente nella sua Acerra, epicentro della cosiddetta Terra dei fuochi”. “Forse – ha evidenziato Di Donna – è stato questo l’ultimo grande rammarico di don Antonio: di non aver capito in tempo quello che stava avvenendo in quegli anni, ma i profeti sono anche un po’ ingenui e sognatori”. Infatti, “non ha mai smesso di credere in un futuro migliore per la su gente”. Riboldi è stato “un vescovo fatto popolo, difensore della città, come gli antichi patriarchi”. La sua fonte di ispirazione “è stato, innanzitutto, il Vangelo come fattore di rinnovamento dell’uomo e della storia; poi, è cresciuto alla scuola del beato Antonio Rosmini. Per don Antonio sono sempre stati inserparabili l’annuncio del Vangelo e la promozione dell’uomo”. Oltre che profeta, allora, mons. Riboldi “è stato pastore, per 21 anni ad Acerra”: “È stato un grande costruttore di Chiesa, un pastore, per dirla con Papa Francesco, con l’odore delle pecore; un pastore vero contro la malavita e l’ingiustizia, ma anche misericordioso”.

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