Tratta: suor Bottani (Talitha Kum), “punire clienti e sfruttatori”

“Non basta la liberazione delle donne dai loro sfruttatori. Bisogna accompagnarle e promuovere processi per restituire loro dignità. In modo da rompere le catene interiori, che vincono le relazioni sociali e interpersonali”. Lo ha detto suor Gabriella Bottani, comboniana coordinatrice di Talitha Kum, rete delle religiose contro la tratta, intervenuta oggi pomeriggio al convegno, a Roma, dal titolo “Francesca Cabrini, patrona dei migranti: una santa per l’oggi”, organizzato dal Dicastro per il servizio dello sviluppo umano integrale. “In molti casi non sono organizzazioni criminali ma compagni che mettono sulle strade le donne – ha aggiunto – e padri di famiglia che le cercano sulle strade”. A preoccupare gli operatori sono le possibilità di ricaduta in schiavitù. “Sono innumerevoli le storie di ragazze, bambini e bambine, che ricadono nelle trame dei trafficanti a causa della mancanza di una reale alternativa di inserimento nel mercato del lavoro oppure a causa delle ferite aperte da quello che hanno vissuto”. Suor Bottani ha segnalato un cambiamento nello scenario. “Molte vittime rientrano nei percorsi delle richiedenti asilo politico. A un certo punto, però, non trovano lavoro e diventa più difficile il loro recupero”. Sullo sfondo, realtà di degrado delineate dalla religiosa. “Per molte persone quello che rimane per sopravvivere è il loro stesso corpo. Diventano corpi perdendo valore, contenitori da sfruttare a fini di lucro”. Un’indicazione viene lanciata anche per quanto riguarda la repressione del fenomeno. “Bisogna punire clienti e sfruttatori. Un fenomeno complesso come la tratta deve trovare risposte complesse e multidimensionali”.

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