Rapporto Censis: l’Italia è un Paese in cui il futuro è rimasto “incollato” al presente

L’Italia mostra importanti segnali di vitalità, ma non riesce a proiettarsi verso il futuro perché “appare sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione, a granuli via via più fini”. Manca un “ordine sistemico”, si sono disarticolate “le giunture che uniscono le varie componenti sociali”, si è fatto “sviluppo senza espansione economica” e anche “la ripresa registrata in questi ultimi mesi sembra indicare, più che l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, il completamento del precedente”. È questa la diagnosi complessiva contenuta nelle “considerazioni generali” del 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato oggi a Roma. “Il futuro si è incollato al presente”, sintetizza il Censis con una delle sue formule espressive. Ma poiché “lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita”, il prezzo che abbiamo pagato “a questo decennio di progresso sottotraccia è proprio il consumo, senza sostituzione, di quella passione per il futuro che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro”.
“I gruppi sociali e i singoli individui – si legge ancora nel Rapporto – hanno bisogno di immaginare il futuro, di riconoscersi in cammino verso un miglioramento delle proprie condizioni economiche e sociali”. A fronte di questa esigenza, invece, la politica “ha mostrato il fiato corto, nell’incessante inseguimento di un quotidiano ‘mi piace’, nella personale verticalizzazione della presenza mediatica”. Per il Censis “i decisori pubblici sono rimasti intrappolati nel brevissimo periodo” e questo “ha prodotto una società che ha macinato sviluppo, ma che nel suo complesso è impreparata al futuro”.

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