Rapporto Censis: i volti vecchi e nuovi della povertà

Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 risultano in condizioni di povertà assoluta, con un aumento del 96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento sul 2007 pari al 165%. Lo riferisce il 51° Rapporto Censis presentato oggi a Roma. Una crescita vertiginosa che ha coinvolto tutte le aree geografiche, con un’intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%). La disoccupazione è la principale causa del fenomeno (tra le persone in cerca di lavoro coloro che sono in povertà assoluta sono il 23,2%) mentre è inversa la relazione con l’età: nel 2016 si passa dal 12,5% tra i minori (+2,6% negli ultimi tre anni) al 10% tra i “millennial” (+1,3%), al 7,3% tra i “baby boomer”, al 3,8% tra gli anziani (-1,3%). La povertà assoluta ha l’incidenza più elevata tra le famiglie con tre o più figli minori (il 26,8%, con un aumento dell’8,5%). I dati – osserva il Censis – mostrano “un altro trend il cui potenziale sviluppo può avere gravi implicazioni nel futuro: l’etnicizzazione della povertà assoluta”. Nel 2016 la quota di famiglie straniere in questa condizione era il 25,7% contro il 4,4% delle famiglie italiane, mentre nel 2013 erano rispettivamente il 23,8% e il 5,1%.
Ma gli immigrati sono stati finora l’unico “antidoto allo spopolamento”, a quello che il Rapporto definisce “il rimpicciolimento del Paese”, che si scopre sempre più vecchio (gli over 64 sono il 22,3% della popolazione). Il loro contributo demografico è stato decisivo soprattutto nei comuni periferici e ultraperiferici, che in molti casi – sottolinea il Censis – sono riusciti a rimanere in vita proprio grazie a questo apporto.

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