Papa in Bangladesh: Mahatero (patriarca buddisti), “tolleranza zero” contro “ogni tentativo di creare disarmonia”. Anisuzzaman (Univ. Dacca), “intervenire” per il dramma dei Rohingya

“Non potrò mai dimenticare l’immagine di Vostra Santità mentre lava i piedi ai giovani rifugiati africani”. Lo ha detto Sua Santità Sanghanayaka Suddhananda Mahathero, patriarca dei buddisti del Bangladesh, salutando il Papa durante l’incontro interreligioso a Dacca. L’esponente buddista ha citato anche l’altrettanto storica visita di Giovanni Paolo II in Bangladesh, nel 1986. Poi il riferimento alla sua esperienza personale: “Come monaco buddista ho dedicato tutta la mia esistenza al servizio dell’umanità nell’orfanatrofio di Dharmarajika, qui a Dacca. Nello svolgimento delle mie attività filantropiche sono stato largamente benedetto dall’aiuto di organizzazioni di ispirazione cristiana, così come prezioso è il sostegno di molte altre comunità sparse nel mondo”. “L’armonia è un tratto costitutivo del Bangladesh”, ha sottolineato Mahathero, ricordando che il primo Ministro, Sheikh Hasina, ha dichiarato “tolleranza zero” contro “ogni tentativo di creare disarmonia”. “Noi, oggi, siamo qui riuniti per invocare al’unisono le benedizioni della pace e della fraternità per il nostro Paese”. Poco prima, Swami Dhuruveshananda Adhyakska aveva portato il suo saluto al Papa a nome della comunità induista, sottolineando che “i nostri approcci religiosi possono essere differenti, ma l’obiettivo è lo stesso. Noi abbiamo il dovere di rimanere saldi negli ideali in cui crediamo, mostrando il debito di rispetto per quelli altrui. Del resto, questo è il messaggio fondamentale, valido per ogni religione: essere buoni e praticare il bene”. E al dramma dei rohingya, molto presente nelle parole dei rappresentanti delle diverse comunità religiose del Bangladesh, ha fatto riferimento anche Anisuzzaman, professore emerito dell’Università di Dacca, salutando il Papa a nome della società civile. “Ogni giorno migliaia di persone, senza speranza, varcano i confini dl Bangladesh per poter sopravvivere”. Di qui l’appello alla comunità internazionale, che, seguendo l’esempio di Francesco, “ha il grave dovere di intervenire perché cessino questi deplorevoli crimini che annullano la dignità umana”. Infine, Tehophil Nokrek, di Caritas Bangladesh, ha letto un messaggio a nome della comunità cristiana. “Se oggi siamo qui assieme come membri e rappresentanti di diverse religioni e confessioni cristiane, lo dobbiamo a quella concordia e pace che è frutto della religiosità semplice della nostra gente, qualunque sia il credo che professa”, ha detto Nokrek citando il vissuto dei ben 45 gruppi etnici del Bangladesh. “Questo spirito di accoglienza reciproca – ha proseguito – permette di instaurare rapporti fraterni tra i giovani delle nostre numerose istituzioni eduative, così come nei luoghi di cura per i malati e i bisognosi”.

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