Papa in Bangladesh: incontro interreligioso, per la “cultura dell’incontro” non basta la tolleranza, ci vuole “apertura del cuore”

Non basta la tolleranza per costruire un’autentica “cultura dell’incontro”: ci vuole “una apertura del cuore”, fatta di “reciproca fiducia e comprensione”. Lo ha spiegato il Papa, durante l’incontro interreligioso ed ecumenico a Dacca. “È un segno particolarmente confortante dei nostri tempi che i credenti e le persone di buona volontà si sentano sempre più chiamati a cooperare alla formazione di una cultura dell’incontro, del dialogo e della collaborazione al servizio della famiglia umana”, l’elogio di Francesco, che ha spiegato come “ciò richiede più che una mera tolleranza. Ci stimola a tendere la mano all’altro in atteggiamento di reciproca fiducia e comprensione, per costruire un’unità che comprenda la diversità non come minaccia, ma come potenziale fonte di arricchimento e crescita. Ci esorta a coltivare una apertura del cuore, in modo da vedere gli altri come una via, non come un ostacolo”. L’apertura del cuore, ha spiegato il Papa, “condizione per una cultura dell’incontro”, “è una porta”: “Non è una teoria astratta, ma un’esperienza vissuta. Ci permette di intraprendere un dialogo di vita, non un semplice scambio di idee. Richiede buona volontà e accoglienza, ma non deve essere confusa con l’indifferenza o la reticenza nell’esprimere le nostre convinzioni più profonde. Impegnarsi fruttuosamente con l’altro significa condividere le nostre diverse identità religiose e culturali, ma sempre con umiltà, onestà e rispetto”. L’apertura del cuore, nelle parole di Francesco, “è anche simile ad una scala che raggiunge l’Assoluto”: “Ricordando questa dimensione trascendente della nostra attività – ha spiegato il Papa – ci rendiamo conto della necessità di purificare i nostri cuori, in modo da poter vedere tutte le cose nella loro prospettiva più vera. Ad ogni passo la nostra visuale diventerà più chiara e riceveremo la forza per perseverare nell’impegno di comprendere e valorizzare gli altri e il loro punto di vista. In questo modo, troveremo la saggezza e la forza necessarie per tendere a tutti la mano dell’amicizia”. L’apertura del cuore, infine, “è anche un cammino che conduce a ricercare la bontà, la giustizia e la solidarietà. Conduce a cercare il bene del nostro prossimo”. “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”, l’imperativo di San Paolo affidato a tutti i presenti, come “atteggiamento che tutti noi possiamo imitare”. “La sollecitudine religiosa per il bene del nostro prossimo, che scaturisce da un cuore aperto – l’altra immagine usata dal Papa – scorre come un grande fiume, irrigando le terre aride e deserte dell’odio, della corruzione, della povertà e della violenza che tanto danneggiano la vita umane, dividono le famiglie e sfigurano il dono della creazione”.

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