Papa in Bangladesh: incontro con i vescovi, “perseverare nel ministero di presenza tra la gente” e “valorizzare” i laici

(Foto L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

“Quanto è bene per noi stare insieme!”. Il Papa ha iniziato con questa esclamazione l’incontro con i 10 vescovi del Bangladesh, presso la Casa dei sacerdoti anziani nel complesso dell’arcivescovado di Dacca, dove Francesco è arrivato dopo aver visitato la cattedrale ed essersi raccolto in preghiera silenziosa nella cappella del Santissimo. Poi la preghiera sulla tomba dei tre precedenti ordinari di Dacca e il trasferimento a piedi nel luogo dell’incontro, al termine del quale il Papa ha benedetto sette sacerdoti malati. Citando il “lungimirante piano pastorale del 1985”, Francesco ha lodato la “serietà con cui, nelle vostre diocesi, vi dedicate alle visite pastorali e dimostrate concreto interesse per il bene della vostra gente”. “Vi chiedo di perseverare in questo ministero di presenza – l’invito – che solo può stringere legami di comunione unendovi ai vostri sacerdoti, che sono vostri fratelli, figli e collaboratori nella vigna del Signore, e ai religiosi e alle religiose che rendono un così fondamentale contributo alla vita cattolica in questo Paese”. Ai vescovi del Bangladesh, inoltre, il Papa ha chiesto di “mostrare una vicinanza anche più grande verso i fedeli laici”. “Bisogna promuovere la loro effettiva partecipazione nella vita delle vostre Chiese particolari, non da ultimo tramite le strutture canoniche che fanno sì che le loro voci vengano ascoltate e le loro esperienze apprezzate”. “Riconoscete e valorizzate i carismi dei laici, uomini e donne, e incoraggiateli a mettere i loro doni al servizio della Chiesa e della società nel suo complesso”, il monito del Papa: “Penso qui ai numerosi zelanti catechisti di questa nazione, il cui apostolato è essenziale alla crescita della fede e alla formazione cristiana delle nuove generazioni. Essi sono veri missionari e guide di preghiera, specie nelle zone più remote. Siate attenti ai loro bisogni spirituali e alla loro costante formazione nella fede”.

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