Corridoi umanitari: Comunità S. Egidio, Fcei e Tavola valdese a Gentiloni, “disponibili a ipotesi Libia ma serve prudenza”. Intanto impegno per “garantire diritti fondamentali”

L’esperienza dei “corridoi umanitari” può essere rafforzata e trasformata da best practice in politica ordinaria di tutela del diritto alla protezione internazionale e adottata in Europa con numeri ben più consistenti di quelli raggiunti con l’esperimento realizzato in Italia? E possono essere istituiti dalla Libia? In una lettera inviata oggi al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni se lo chiedono i rappresentanti dei tre enti promotori dei primi corridoi umanitari, recentemente rinnovati con un nuovo protocollo d’intesa: Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio; Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei); ed Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese. Analoghi progetti sono stati lanciati in Francia e in Belgio, e ieri è stato attivato il corridoio umanitario dall’Etiopia gestito dalla Cei insieme a Sant’Egidio. Un risultato, scrivono i firmatari della lettera, che va attribuito “alla fattiva collaborazione stabilita tra istituzioni, società civile e Chiese nel quadro di una strategia centrata, al tempo stesso, sulla legalità e la solidarietà”. Sull’appello rivolto da Gentiloni alle Ong perché considerino la possibilità di “potenziali corridoi umanitari” dalla Libia, i firmatari definiscono l’ipotesi “interessante” ma da considerare “con la massima attenzione e prudenza” a causa delle evidenze di “abnormi violazioni di diritti umani” nel Paese, mentre “presupposto irrinunciabile” è ricostruire “una soglia minima di sostenibilità sul piano del rispetto della vita umana, dei diritti e della dignità dei migranti e dei richiedenti asilo”. Nel frattempo i firmatari chiedono al premier di “vigilare sulla necessità di garantire ai migranti in transito i diritti fondamentali, compreso quello del soccorso in mare che di recente, invece, ha registrato inquietanti falle, con la morte di decine di persone”. A questo riguardo Impagliazzo, Negro e Bernardini esprimono la volontà di “avviare un dialogo con il Governo per mettere allo studio un piano sostenibile e realistico di protezione umanitaria che preveda, tra gli altri strumenti, anche i corridoi umanitari e consideri il coinvolgimento di quanti sin qui hanno contribuito a realizzarli” e  rimarcano l’urgenza di “‘liberare’ profughi e richiedenti asilo dalla ‘gabbia libica’ in cui sono finiti, favorendo la loro ricollocazione in paesi vicini, dai quali potrebbero essere attivati dei corridoi umanitari analoghi a quelli realizzati sin qui”.

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