Carceri: Bambinisenzasbarre, il 5 dicembre “La partita con papà”

Il 5 dicembre, per il terzo anno consecutivo, ritorna “La partita con papà”, la giornata di calcio dei papà detenuti coi loro figli, negli istituti penitenziari italiani. La partita si giocherà in contemporanea nelle tre carceri milanesi di Opera, San Vittore e Bollate, e sul territorio nazionale, aprendo alla comunità e alla stampa l’intero circuito penitenziario cittadino, per raccontare il carcere in modo diverso e mettere in luce il tema dei bambini figli di detenuti. Organizzata da Bambinisenzasbarre con il sostegno del Ministero di Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, un’iniziativa unica in Europa, per sensibilizzare le istituzioni, i media e l’opinione pubblica sulla situazione dei 100 mila bambini in Italia (2.1 milioni in Europa) che vivono la separazione dal proprio genitore detenuto offrendo loro un momento speciale d’incontro.
“Il contesto milanese è particolarmente significativo perché sono proprio le carceri milanesi, città dove nasce Bambinisenzasbarre, la base di partenza della progettualità dell’Associazione e costituiscono un osservatorio permanente sull’applicazione del Protocollo-Carta dei figli di genitori detenuti da parte del sistema penitenziario”, si legge in una nota. Testimonial dell’evento sarà Regina Baresi, capitano dell’Asd Inter femminile, che arbitrerà la partita nel carcere di Bollate.
“La partita con papà” si inserisce nella Campagna “Dona un abbraccio”, che pone l’attenzione sulla necessità di preservare il legame con il genitore, fondamentale per la crescita del bambino e per la sua stabilità emotiva. “Un legame che si fonda sugli aspetti affettivi della relazione che vengono salvaguardati. Il padre in carcere continua ad amare il figlio e viceversa – afferma Lia Sacerdote, presidente dell’associazione -. Il mantenimento del legame tra il genitore e il figlio, durante la detenzione, svolge un’importante funzione preventiva rispetto a fenomeni di devianza giovanile, abbandono scolastico, illegalità, più frequenti in presenza di un’interruzione del rapporto genitori figli”.
La campagna “Dona un abbraccio” supera i pregiudizi di cui sono spesso vittime questi bambini, che si trovano a pagare per un crimine che non hanno commesso, perché troppo spesso stigmatizzati ed emarginati, e per ricordare che il figlio di genitori detenuti è innanzitutto un bambino con i suoi bisogni e i suoi diritti.

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