Avvenire: la prima pagina di domani 2 dicembre. Francesco nomina i Rohingya, rapporto Censis, Russiagate

“Avvenire” dedica il suo titolo principale alla visita del Papa in Bagladesh, dove Francesco ha incontrato i profughi Rohingya, li ha chiamati in questo modo, malgrado gli inviti che gli erano stati rivolti a non farlo, e ha chiesto perdono a nome di coloro che li perseguitano. Commenta Mimmo Muolo, vaticanista e inviato al seguito del Pontefice: “E alla fine la parola tanto controversa viene pronunciata: ‘Rohingya’. Con il particolare accento argentino del Papa, ma viene pronunciata. Del resto il portavoce vaticano Greg Burke lo aveva detto prima di partire: ‘In Vaticano non è un termine proibito’. E forse è eccessivo tanto rumore per un vocabolo. Perché in questi giorni di viaggio la questione Rohingya è stata toccata più volte, persino dalla leader birmana Aung San Suu Kyi. Perché il Papa, proprio giovedì a Dacca, aveva già chiesto in loro favore l’intervento della comunità internazionale e riconosciuto il grande sforzo fatto dal Bangladesh. Ma soprattutto perché quello che ieri sera Francesco ha detto e fatto vale molto di più di un nome, per quanto ‘politicamente’ importante. Vale molto di più la sua richiesta di perdono per una catena di violenze di cui non è certamente colpevole, ma che fa in nome e per conto di un’umanità quando non direttamente implicata, sempre più incline a voltare la testa dall’altra parte”. La piccola fotocronaca è per il rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, in cui la ripresa acquista forza, ma sembra che anche il rancore vada diffondendosi. L’editoriale su questo tema è affidato al sociologo dell’Università Cattolica Mauro Magatti. Il grande titolo di taglio è per il cosiddetto Russiagate, con le ammissioni dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Flynn, che ora potrebbe anche coinvolgere il presidente Trump nel caso dei rapporti segreti di membri dell’Amministrazione con la Russia. Tra i temi di “Avvenire”, due interventi sulla legge per il fine vita in discussione in Parlamenteo, a firma di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, e di Antonio Gambino, presidente di “Scienza e Vita”.

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