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Colombia: comunicato di Missione Onu e Conferenza episcopale su verifica del cessate-il-fuoco con Eln

La Conferenza episcopale colombiana e la Missione Onu di verifica in Colombia hanno emesso ieri un comunicato congiunto per tracciare un bilancio a poco più di un mese dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco bilaterale tra Governo e gruppo guerrigliero dell’Esercito di liberazione nazionale. A Chiesa e Onu è infatti congiuntamente affidato il compito di monitorare e verificare sul territorio il rispetto del cessate-il-fuoco. “Nonostante in varie regioni del Paese la popolazione abbia sentito un certo beneficio umanitario grazie alla sospensione delle ostilità, tuttavia permangono seri impedimenti alla sicurezza delle comunità che vivono in varie zone di conflitto”, si legge nel comunicato. Vengono citati i casi di Tumaco (dipartimento di Nariño), dove sono stati uccisi in circostanze ancora da accertare alcuni campesinos, e del dipartimento occidentale del Chocó, dove si è registrato l’omicidio del leader indigeno Aulio Isarama Forastero per opera dell’Eln (che ha chiesto perdono per l’accaduto). “Allarmante” viene definita da Chiesa e Missione Onu anche la situazione nelle zone rurali di Catatumbo (dipartimento di Norte de Santander) e nella Valle del Cauca. Nel comunicato viene perciò rivolto “un appello alle parti a fare tutti gli sforzi possibili per evitare incidenti che mettano a rischio la sicurezza delle comunità”. A livello regionale la Missione Onu, di concerto con la Conferenza episcopale, ha attivato 33 équipe di verifica e tutti i soggetti impegnati nel cassate il fuoco stanno cercando di mettere in atto azioni di “pedagogia” per mantenere la pace.

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