“Raccontare la carità”: don Zappolini (Cnca), “Raccontare il bene, il bello che c’è, perché deve tracimare e contagiare”

“Non incontriamo solo solitudine e pianto, ma anche bella gente e belle storie. Abbiamo però la sensazione che diventiamo come queste persone che incontriamo, ovvero invisibili e muti”, così don Armando Zappolini, presidente Cnca introducendo oggi pomeriggio a Roma il primo appuntamento di “Raccontare la carità“, il percorso di formazione alla comunicazione destinato agli operatori delle diocesi, delle Caritas e delle organizzazioni del terzo settore di ispirazione cristiana. L’iniziativa è organizzata dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei – con il contributo di Caritas italiana e del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – per quanti operano quotidianamente nel servizio della carità e nella comunicazione.
Di fronte a 130 partecipanti provenienti da tutte le diocesi d’Italia, don Zappolini ha sottolineato l’importanza di saper raccontare le “tante storie belle”. Tutti voi sapete quanto è bello poter dire ‘sono stato parte di una storia bella’
“Abbiamo cominciato una riflessione dentro la consulta – ha detto don Zappolini – sentendo il bisogno di imparare a raccontare ciò che siamo che facciamo e il lavoro e le storie. La consulta è fatta da tante realtà, c’è un mondo bello che cammina insieme da tanti anni”. Realtà che che hanno in comune “l’incontro con tante storie di fatica, di solitudine, di abbandono”, ma anche “tante storie belle, di impegno, di solidarietà, gente che sogna, attese che si realizzano”. “Tutti voi – ha ricordato – sapete quanto è bello poter dire ‘sono stato un pezzetto di una storia bella’, ma non illudetevi che andando accanto a un povero gli darete importanza, perché scomparirete come lui”. E proprio la sensazione di essere “invisibili e muti” spinge a cercare di vedere “da che parte cominciare per uscire da questo silenzio”. La ricetta per don Zappolini è duplice, da un lato “bisogna denunciare questi silenzi assordanti, con una voce capace di denunciare le ingiustizie perché i poveri sono vittime di ingiustizie”. In secondo luogo “dobbiamo dare messaggi di fiducia, di speranza, raccontare il meglio che c’è. La gente va in depressione quando non vede strade, non vede soluzioni. Dobbiamo raccontare anche il bene, il bello che c’è, perché questo deve tracimare, contagiare”.
“Dobbiamo chiederci – ha concluso don Armando Zappolini – quanto sappiamo raccontarlo. Oggi siamo qui per rafforzare un cammino”.

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