Legge sul caporalato: Russo (Acli), “a un anno dall’approvazione ancora non ha trovato sufficiente applicazione”

“A un anno dall’approvazione della legge sul caporalato, purtroppo, dobbiamo dire che essa non ha trovato sufficiente applicazione”. Il responsabile nazionale welfare delle Associazioni cristiane lavoratori italiani, Antonio Russo, denuncia, in un’intervista al Sir, ritardi e difficoltà nella concretizzazione del provvedimento, a un anno dall’approvazione. “Tra l’altro – ricorda il responsabile Acli per il welfare -, ci sono altri due provvedimenti, che vanno posti in relazione alla legge contro il caporalato: il protocollo nazionale firmato un anno e mezzo fa per regolamentare i rapporti tra le organizzazioni agricole e i lavoratori e la ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’, un sistema pubblico di certificazione etica del lavoro. Un dato preoccupante è che su 100mila aziende agricole solo 2mila hanno aderito alla ‘Rete'”. In questo quadro “s’inseriscono alcune situazioni critiche legate ai migranti economici, come nel Foggiano. A Capitanata, in provincia di Foggia, è stato sgomberato il ghetto di Rignano Garganico, una vergogna a cielo aperto, ma i lavoratori si sono spostati accanto al Cara di Borgo Mezzanone, a 108 km da Foggia, una pista di un vecchio aeroporto militare, dove hanno costruito una baraccopoli, che ho visitato di recente, un’altra vergogna a cielo aperto. Il problema si è solo spostato da un’altra parte. I caporali, italiani e stranieri, continuano a mettere in rapporto i lavoratori agricoli con le aziende, trasportandoli sui luoghi di lavoro e chiedendo 5 euro al giorno, tutto come prima”.

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