Editoria: Vergottini, “congedo dalla teologia del laicato”. Riflessione su Lumen gentium e “popolo di Dio”

“L’opera di Marco Vergottini che abbiamo tra le mani si presenta con la veste di una quaestio disputata su uno dei temi che ha maggiormente marcato l’ecclesiologia del Vaticano II ed è stato ripreso più volte nella teologia seguente. Il laico, infatti, è stato il convitato di pietra per un profondo ripensamento della dottrina del concilio sulla Chiesa, nonostante sia noto che le discussioni più accanite siano avvenute sul rapporto tra primato ed episcopato. Nel post-concilio, il leitmotiv è stato ‘accelerare l’ora dei laici’, uno slogan tanto retoricamente proclamato, quanto praticamente poco esplorato”. Il vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, mons. Franco Giulio Brambilla, firma la prefazione del volume “Il cristiano testimone. Congedo dalla teologia del laicato” (edizioni Edb), del teologo milanese Vergottini. Secondo il quale mons. Brambilla “coglie puntualmente il cuore della proposta. Il mio intento è proprio di mettere a fuoco la figura del fedele laico, categoria su cui l’Azione cattolica durante i suoi 150 anni di storia ha dedicato con passione la sua riflessione teologica e il suo apostolato. Basti pensare al contributo di Giuseppe Lazzati, Vittorio Bachelet, Alberto Monticone, Paola Bignardi per fare solo alcuni nomi”.
Vergottini spiega: “La mia sollecitazione, un po’ provocatoria, è che forse i molti studi sul laicato hanno privilegiato il IV capitolo della Lumen gentium dedicato ai fedeli laici e il decreto sull’apostolato dei laici (Apostolicam actuositatem), mettendo un po’ la sordina sul capitolo II della Lumen gentium, in cui è messa a fuoco la realtà della Chiesa come popolo di Dio. In questo senso, ho cercato di mostrare come la nozione di cristiano risulti più radicale e pregnante rispetto a quella di laico”. Nel suo libro lei sembra dunque prendere congedo dalla cosiddetta “teologia del laicato” sulla quale molto hanno riflettuto teologi e pastori. “La mia proposta è di riconoscere che la tradizionale e benemerita teologia del laicato è andata esaurendosi nell’atto in cui la Lumen gentium ha assegnato una valenza positiva alla figura di tutti i credenti – nessuno escluso – conformati a Cristo nel battesimo e membra vive della Chiesa-popolo di Dio. Quello che mi ripropongo è di riconoscere che la tradizione storica della Chiesa deve sempre procedere in avanti. Per dirla con papa Francesco, ‘non si può conservare la dottrina senza farla progredire né la si può legare a una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello Spirito Santo’”.

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