Diocesi: don Petrone (“L’Amico del Popolo”) sulla marcia per il centro storico di Agrigento, “vescovo e Chiesa pensano alle prossime generazioni, non alle prossime elezioni”

“Vescovo e Chiesa quando parlano e agiscono per il centro cittadino pensano alle prossime generazioni, invece che alle prossime elezioni. Ma, soprattutto, non hanno voltato le spalle, né abbandonato al suo destino il centro di Agrigento”. Lo afferma don Carmelo Petrone, direttore de “L’Amico del Popolo”, nell’editoriale “Giù gli artigli dalla marcia” pubblicato oggi sull’ultimo numero del settimanale diocesano agrigentino. Questa sera, ricorda il direttore, “i cittadini e le cittadine di Agrigento sono stati invitati a partecipare ad una marcia silenziosa per manifestare indignazione e sensibilizzare chi ha compiti di responsabilità a porre in atto azioni risolutive volte alla pubblica incolumità e alla salvaguardia del centro storico e di un bene, la cattedrale di Agrigento, di significativa rilevanza ecclesiale, storica e architettonica”. “Non è – come qualcuno ha scritto – una marcia organizzata dal cardinale”, sottolinea don Petrone, aggiungendo che “l’arcivescovo non organizza marce né tanto meno muove le masse a ‘fini elettorali’ come qualche altro, vergognosamente, continua a ripetere”. E mentre “sotto l’episcopato dell’arcivescovo Francesco è stato dato nuovo impulso perché al centro della complessa e trita questione ci siano le persone non le cose, tanto meno la cattedrale”, “forse l’errore politico che si è consumato negli ultimi decenni sul centro storico – rileva il direttore – è stato proprio questo: non solo l’abbandono colpevole e la predazione arrogante da parte di alcuni ma, il non avere attivato processi capaci di coinvolgere, la gente che, malgrado i gravi disagi, vi abita”. “Una cosa è certa: la Chiesa, insieme al suo pastore, non ha abbandonato il cuore della città”, ribadisce don Petrone, secondo cui “sbaglia e di grosso chi vuole coinvolgere l’arcivescovo e la comunità ecclesiale nella campagna elettorale”, “chi accusa l’arcivescovo di chissà quale interesse”. “La sua denuncia – precisa – non è stata una cannonata nel mucchio accomunando chi in questi anni ha fatto e chi ha solo promesso” così come il settimanale ha “chiaramente indicato le responsabilità con nome e cognome” e “dato merito, con nome cognome, anche a chi ha generosamente profuso la propria azione per il centro storico di Agrigento e per la cattedrale”. Il direttore conclude con un messaggio agli “sciacalli”: “Giù gli artigli dalla marcia”.

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