Richiedenti asilo a Piove di Sacco: don Cagol (Padova), “la diocesi ha deciso di non dare accoglienza, in accordo con le istituzioni locali, ma anche stavolta nessuno ha dormito al freddo”

“La situazione di Codevigo era diversa, improvvisa e di emergenza ed era anche morta una persona. Quella di ieri invece era un’azione premeditata, studiata, sicuri che le parrocchie avrebbero aperto le proprie porte di nuovo. Non si possono fare questi ricatti”. Lo ha spiegato oggi pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa, don Marco Cagol, vicario episcopale per i rapporti con il territorio della diocesi di Padova, in riferimento alla marcia dei richiedenti asilo, usciti dalla base di Cona e diretti a Padova. “La diocesi – ha chiarito – ha deciso di non dare accoglienza, in accordo con la linea concordata con le istituzioni locali. Nessuno può quindi permettersi di accusare la Chiesa di non accogliere i migranti: noi abbiamo cercato non solo di accogliere ma di lavorare perché altri aprissero le porte. E comunque, alla fine, anche stavolta nessuno ha dormito al freddo”.
Don Cagol ha continuato, precisando: “Crediamo sia sbagliato assecondare queste azioni e che non siano per il bene dei migranti. È legittimo invece il desiderio di uscire dall’hub e di trovare un’altra soluzione: noi diciamo da sempre che la macro accoglienza rappresenta un problema e abbiamo invitato da tempo ad affrontare il problema delle ex basi militari. La concentrazione di persone e i tempi lunghi creano disagi: è legittimo che cerchino di andare verso condizioni migliori, ma rimanendo nelle regole”. Dopo essere partiti da Piove di Sacco, i richiedenti asilo nel pomeriggio di oggi sono giunti in città a Padova.

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