Ecumenismo: mons. Spreafico (Cei), “la carità è una realtà che sempre più ci unisce a partire dai poveri”. Dobbiamo “dare un senso alla nostra diversità”

“L’ecumenismo della carità è una realtà che sempre più ci unisce a partire dai poveri, poveri che ci evangelizzano” denunciando il loro bisogno e “impedendoci di chiuderci nei nostri confini geografici e religiosi”. Lo ha affermato ieri mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, aprendo ad Assisi il convegno “Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo”. A 500 anni dalla Riforma di Lutero, l’appuntamento che si chiuderà domani in tarda mattinata, vuole offrire un’occasione per interrogarsi sul significato di “riforma” nel contesto storico attuale. “Ogni commemorazione ha il suo contesto”, ha osservato Spreafico, aggiungendo che “quella di oggi è la prima commemorazione comune in un’epoca di globalizzazione, la prima a dover fare i conti con la necessità di una nuova evangelizzazione”. In questa occasione – ha proseguito – nessuno ha voluto “rivendicare o imporre le sue verità. Non abbiamo cercato di eliminare le differenze ma ci siamo impegnati in un lavoro comune”. Anche perché “non possiamo non dare un senso alla nostra diversità”. “Abbiamo bisogno di riscoprire reciprocità nel dono, che rende liberi, non chiede all’altro di essere come se stessi, è gratuità”. Spreafico ha poi posto l’attenzione sul valore dell’incontro che “aiuta il dialogo” e alla Parola di Dio come nutrimento “nella preghiera e nell’incontro” per “indirizzarci verso il futuro in maniera nuova”. “Pur nelle difficoltà – ha aggiunto il vescovo – oggi riconosciamo che tutto ha assunto un valore profetico. Negli anni la Riforma ha contribuito a diffondere la conoscenza della Bibbia, le traduzioni ecumeniche hanno favorito questo processo, la Società biblica ha contribuito in maniera sostanziale al processo di conoscenza della Bibbia”. “Ancora non siamo pienamente uniti – ha riconosciuto Spreafico – ma abbiamo allestito una tavola di fratellanza, in grado di ospitare tutti”.

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