Cristiani perseguitati: card. Piacenza (Acs), “espiano la nostra indifferenza pusillanime e ci invitano ad uno slancio generoso”

Tenere desta l’attenzione dell’Occidente nei confronti dei tanti cristiani perseguitati nel mondo è “anzitutto un obbligo di coscienza”. Lo afferma il card. Mauro Piacenza, presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), parlando del prossimo “Red wednesday”, la giornata per la libertà di fede promossa il 22 novembre da Acs nell’ambito della quale saranno illuminate di rosso decine di chiese, cattedrali e scuole del Regno Unito. Definendo “lodevole e valida” l’iniziativa, il cardinale rileva che “nei luoghi che hanno visto i martirii dei santi Thomas Becket, Thomas Moro, John Fischer, se non si hanno giudizi precostituiti, si può comprendere meglio il valore del martirio, anche come dimostrazione della dignità umana, della libertà religiosa, della nobiltà di una coscienza formata”. “Il martirologio dovrebbe diventare nuovamente un libro alla moda nella Chiesa che rinasce. Chi non si appassionerebbe ai nuovi atti dei martiri che pullulano ai nostri giorni?”, domanda Piacenza. Ricordando come l’impegno della Fondazione pontificia sia in sintonia con i sentimenti del Santo Padre, il presidente di Acs osserva come “in non pochi Paesi del mondo, anche non molto lontani da noi è in atto una vera persecuzione ma, si potrebbe dire, ‘in guanti bianchi’, quasi una ‘epurazione sistematica’ di tutto ciò che è cristiano o sa di cristiano; persecuzione che, dove non ha ancora assunto i toni della violenza fisica, è non meno aggressiva dal punto di vista ideologico, in quel sistematico tentativo, che viene compiuto nelle sedi culturali e legislative, di delegittimare lo stesso ‘fatto cristiano’, la sua pretesa inclusiva e le conseguenti traduzioni storiche, artistiche e sociali di esso”. Acs è particolarmente impegnata in Medio Oriente e soprattutto nella Piana di Ninive dove “ha profuso e sta profondendo con ben motivati propositi tutto il possibile e direi, quasi l’impossibile” per permettere ai cristiani di tornare nelle proprie case distrutte dallo Stato Islamico. “Innanzi a questo progetto dove tutto è trasparente e documentabile – conclude – sono certo che molti di noi si commuoveranno riflettendo sul fatto che innumerevoli cristiani che soffrono per il nome di Gesù, senza fama e senza gloria in questo mondo, espiano la nostra indifferenza pusillanime e ci invitano ad uno slancio generoso. Seguiamo tale slancio, facciamo qualcosa!”.

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