Povertà: Gualzetti (Caritas), “cambiata idea di prossimità, mentalità corrente va altrove”. Accogliere persone nel bisogno

Luciano Gualzetti (a sinistra) e Aldo Bonomi

“Oltre alla fatica sperimentata sul campo, talvolta ci siamo sentiti soli”: Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, ha svolto l’intervento finale al convegno odierno per la presentazione del Rapporto annuale sulle povertà nella diocesi di Milano. “È cambiata l’idea di prossimità – afferma Gualzetti – nella società ma anche nei nostri ambienti. La mentalità diffusa va da tutt’altra parte, intrappolata dalla rappresentazione della realtà, con visioni ben lontane dalla misericordia che Papa Francesco continua a ricordarci e dall’impegno per i poveri, come accaduto nella giornata di ieri”. “Anche alcuni nostri operatori ci dicono, preoccupati: ‘tra poco saremo tutti islamici, perché aiutare gli stranieri?’. La modernità, in cui Milano è immersa, ha creato spaccatura tra fede e vita. Citiamo principi alti, evangelici, ma poi quando dobbiamo fare scelte individuali o sociali o politiche rimaniamo ostaggi di queste visioni”. Per Gualzetti “occorre passare dalla povertà al povero” e “accogliere le persone nel bisogno, tendere loro la mano”. “Il Papa ce lo sta chiedendo sotto tanti punti di vista e con richiami costanti e ci dice che i poveri devono sentirsi a casa loro nella comunità cristiana”. Invece “quanti poveri accedono al linguaggio della liturgia? Quanti si sentono veramente accolti in parrocchia o all’oratorio? Si sentono protagonisti nelle nostre comunità?”.
“Milano – ha poi proseguito il direttore di Caritas Ambrosiana – non diventi un gigante con i piedi di argilla, capace di affrontare le sfide internazionali ma lontana dalle periferie: colga piuttosto questo momento favorevole come l’opportunità storica di fare comunità”. Commentando con i giornalisti i dati del Rapporto 2017, Gualzetti ha sottolineato: “Oggi una persona su due non riesce a uscire dalla povertà e quindi è costretta a chiedere un aiuto ai centri di ascolto per più anni di seguito, mentre prima della crisi nel 2008 era uno su tre. Costoro chiedono integrazione al reddito e aiuti alimentari. È una situazione sempre più grave che ha colpito in modo particolare molti italiani, pensionati e anche giovani. Pare che i più fragili siano proprio i nostri connazionali”. “La cronicizzazione è un segnale di allarme che denuncia l’inadeguatezza delle politiche sociali che i pochi o i tanti soldi a disposizione li spende male e non attiva percorsi di efficaci di accompagnamento fuori dalla povertà. Vedremo se la situazione cambierà il prossimo anno con l’erogazione del Reddito di inclusione. Certo è che dobbiamo fare tutti squadra: non solo il privato sociale e il pubblico, ma anche gli imprenditori che devono essere richiamati alle loro responsabilità”.

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