Povertà: Bonomi (Aaster), “nella società del rancore costruire la comunità ripartendo dalla prossimità”

“Come costruire una comunità ripartendo dalla prossimità?”: è uno degli interrogativi rilanciati dal sociologo Aldo Bonomi alla presentazione, oggi a Milano, del Rapporto annuale della Caritas Ambrosiana sulle povertà. Bonomi, fondatore del Consorzio Aaster, ha coordinato la ricerca realizzata in collaborazione con Caritas. La quale, ha affermato lo studioso, “fa un grande lavoro di resilienza, ma lo fa sempre di più in solitudine”: di “solitudine resiliente” ha poi parlato lo stesso Bonomi, aggiungendo: “Questa comunità di cura – riferendosi alla rete dei centri di ascolto della Caritas – resiste, è presente capillarmente sul territorio e sta reggendo l’urto delle crisi ma non riesce a contaminare due grandi soggetti: le istituzioni, da una parte, che non sempre sono in grado di dare risposte per la crisi del welfare che stiamo attraversando e, dall’altra, la ‘società del rancore’ fomentata dagli imprenditori politici della paura”. “Il nodo è allora: stare sul fronte dei bisogni, ma anche prendere per mano gli impauriti, quelli che ci chiedono di non diventare razzisti”. “Siamo nella società dell’individualismo compiuto. Così il lavoro vostro, di Caritas, deve implicare la promozione e condivisione dei valori di una coscienza responsabile, collettiva, solidale”. Bonomi ha invitato gli operatori Caritas presenti all’incontro a “costruire reti” con la parrocchia, il comune, il sindacato, la scuola, le imprese… Paradossalmente “la crescita economica degli anni ’90 ha desertificato le comunità, ha indebolito il quadro sociale, ci ha resi individualisti”. La crisi, dal 2008 in poi, ha accentuato questo trend. “E ora l’‘esercito dei buoni’, fra cui la Caritas, non riesce a fare contaminazione sociale al bene, alla solidarietà”.
Bonomi, dopo aver fatto riferimento al valore della prossimità da “ricostruire anche all’interno della comunità ecclesiale”, ha suggerito alcuni passi concreti: per superare la “comunità del rancore, del rinserramento, della chiusura”, che è “seducente” e sospinta dai media, dai social e da talune frange politiche. Diventa così “necessario intrecciare reti sociali virtuose”. Bonomi ha parlato di una “sfida alta” ma irrinunciabile, che richiede di agire sulla cultura, la coscienza individuale e collettiva, di “irrobustire la comunità di cura sul territorio, costruendo alleanze, realizzando tracce di ricostruzione di una ‘comunità che viene’”. Le stesse parrocchie ambrosiane, che Bonomi ha riconosciuto attive sul piano della presenza della Caritas, devono considerare che “il malessere, specie verso gli stranieri, serpeggia anche nella comunità dei buoni” e che si impone di “organizzare riflessioni aperte in parrocchia su questi temi, senza spocchia, senza credere che i buoni stanno solo in parrocchia”.

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