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Papa in Myanmar: Win Tun Kyi (Caritas), “crisi Rohingya è questione delicata, aiutare tutti gli sfollati”

(da Yangon) – In Myanmar vivono 400.000 sfollati interni (oltre ai 600.000 Rohingya fuggiti in Bangladesh) appartenenti alle etnie Kachin, Karen, Chin, e Shan, parimenti discriminati e con situazioni di  tensione con l’esercito che ancora non si placano. I 120.000 sfollati Kachin, ad esempio, sono soprattutto cristiani e vivono nei campi profughi da oltre sei anni. “Ma per loro non c’è mai stata la minima attenzione da parte della comunità internazionale, che interviene solo quando sono in corso picchi alti delle crisi; ma quando i conflitti sono a bassa intensità non c’è alcun interesse”: lo dice al Sir, alla vigilia della visita di Papa Francesco dal 27 al 30 novembre, Win Tun Kyi, direttore nazionale di Karuna (che in sanscrito significa “carità”), l’efficiente Caritas del Myanmar. 750 operatori sparsi in tutto il Paese che intervengono nelle emergenze (ad esempio il ciclone Nargis), portano aiuti come cibo, acqua e servizi di base agli sfollati, organizzano programmi sociali per i poveri nei villaggi e iniziative educative per i bambini che abbandonano la scuola. Nei campi profughi dello Stato Kachin la Caritas distribuisce cibo e acqua, fornisce alloggi temporanei e servizi sanitari ad almeno 40.000 persone. “Vivono in condizioni molto difficili da sei anni, ci sono cristiani, buddisti e appartenenti ad altre religioni”, racconta. Quando chiediamo se anche lì ci sono violenze come nel Rakhine State commenta: “Gli eserciti sono eserciti ovunque, perché hanno le armi e il potere di usarle”. Inoltre “molti dei conflitti sono dovuti allo sfruttamento della terra e delle risorse naturali: siamo un Paese ricco di giada, minerali preziosi, petrolio, ma i proventi di questo commercio vanno tutti al governo e non alla popolazione”.  “È giusto che il Papa si pronunci su gravi questioni umanitarie – afferma -, non possiamo negare che i Rohingya stiano soffrendo molto ma bisogna considerare la storia nel suo contesto reale e complessivo, non come la stanno presentando i media occidentali”. Nel frattempo le sfide ordinarie per la Caritas del Myanmar “sono ovunque”, dice  Win Tun Kyi. Anche se non ci sono dati certi sulla povertà  il governo stima il 30% della popolazione “ma la cifra è sicuramente molto più alta: perché siamo vissuti per tanti anni sotto un regime oppressivo, senza diritti, educazione, infrastrutture, sanità, servizi sociali”. Finora la Caritas si è occupata della povertà rurale ma stanno aumentando gli slums a Yangon, dove vivono 6 milioni di persone, per cui presto si dedicheranno anche alla povertà urbana. “Le disuguaglianze sociali sono enormi e c’è stata molta corruzione – conclude -, ma io sono fiducioso che con la transizione democratica le cose possano cambiare”.

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