Papa Francesco: a polizia stradale e ferroviaria, “uso della forza non degeneri mai in violenza”. “Non identificare il colpevole con il reato”

“Sia nelle azioni di controllo che in quelle repressive, è importante fare affidamento su un uso della forza che non degeneri mai in violenza”. E’ il monito del Papa ai dirigenti della polizia stradale e ferroviaria, ricevuti oggi in udienza nella Sala Clementina. “Servono grande saggezza e autocontrollo, soprattutto quando il poliziotto viene visto con diffidenza o sentito quasi come
nemico, invece che come custode del bene comune”, la ricetta di Francesco, che ha commentato: “Quest’ultimo purtroppo è un male diffuso, che in certe zone raggiunge il picco di una contrapposizione tra il tessuto sociale e lo Stato, insieme a quanti lo rappresentano”.
“Anche a voi, come ho fatto con tutta la Chiesa e la società durante l’anno giubilare – la proposta del Papa – suggerisco uno stile di misericordia nell’espletamento delle vostre funzioni. Misericordia non è sinonimo di debolezza, né richiede la rinuncia all’uso della forza; significa invece essere capaci di non identificare il colpevole con il reato che ha commesso, finendo per creargli danno e generare un senso di rivalsa; significa anche compiere lo sforzo di comprendere le esigenze e le ragioni delle persone che incontrate nel vostro lavoro. Esso chiede a voi di usare misericordia anche nelle innumerevoli situazioni di debolezza e di dolore che affrontate quotidianamente, non solo nel caso di sinistri di varia natura, ma anche nell’incontro con persone bisognose o disagiate”.
Il riferimento papale è la “lotta sempre in atto tra il bene e il male, dalla quale mai ci possiamo chiamare fuori”, allo “scontro” che “nella prospettiva biblica ha come primi protagonisti Dio e Satana, l’uno che rappresenta la pienezza del bene e di ciò che è favorevole all’uomo, l’altro che incarna il male e quanto si oppone alla riuscita dell’esistenza umana”.
“Anche a prescindere da un’ottica di fede – il monito di Francesco – è importante riconoscere la realtà di questo scontro, tra bene e male, che si consuma nel nostro mondo e persino dentro di noi. Consapevoli di questa sfida decisiva, sarebbe folle acconsentire al male o anche solo pretendere di mantenersi neutrali. Al contrario, a ognuno è chiesto di farsi carico della sua parte di responsabilità, mettendo in campo tutte le energie di cui dispone per contrastare l’egoismo, l’ingiustizia, l’indifferenza”. “Tutti lo dobbiamo fare, ma voi siete in prima linea nel contrasto a quanto offende l’uomo, crea disordine e fomenta l’illegalità, ostacolando la felicità e la crescita delle persone, soprattutto i più giovani”, ha concluso il Papa: “Il vostro servizio, spesso non adeguatamente stimato, vi pone al cuore della società e, per il suo alto valore, non esito a definirlo come una missione, da compiere con onore e profondo senso del dovere, a servizio dell’uomo e del bene comune”.

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