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Irlanda del Nord: leader religiosi, no agli “attacchi paramilitari”. Non “intrappolare” i giovani “in circoli di violenza senza fine”

“Troppi bambini e giovani nella nostra società continuano a essere esposti alla violenza in tenera età, sia come vittime di attacchi diretti, sia come membri di famiglie sottoposte ad attacchi o intimidazioni”. È la denuncia che i leader delle Chiese irlandesi hanno mosso in un messaggio congiunto in occasione della Giornata universale per i diritti dei bambini. Al centro della loro preoccupazione i cosiddetti “attacchi paramilitari” nell’Irlanda del Nord, in cui le vittime sono spesso gravemente ferite alle gambe, un genere di attacco che ha segnato il conflitto trentennale nell’Irlanda del Nord e continua – anzi è in aumento, secondo i dati della Polizia nordirlandese – nonostante la pace. Il processo di pace voleva “che i bambini e i giovani potessero essere protetti dalla violenza che ha rovinato la vita delle generazioni precedenti”, si legge nel messaggio. “Dobbiamo chiederci se il conflitto violento ci ha lasciato come eredità l’impotenza a sfidare la cultura che sostiene la continuazione di questo tipo di violenza”. Ci sono però “molti esempi di leadership coraggiosa” che lavorano per dare ai giovani “migliori opportunità”, un lavoro a rischio “per i tagli ai sostegni e l’incertezza finanziaria”. Di qui l’invito dei leader religiosi a “dare il nostro appoggio alle iniziative che offrono ai giovani la possibilità di raggiungere il loro pieno potenziale e sfidare coloro che cercano di intrappolarli in circoli di violenza senza fine”.

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