Vescovi Cile: “la crisi della politica rende più urgente l’impegno dei cittadini”

“Gli sforzi dispiegati con la disuguaglianza non sono stati sufficienti e neppure mirati a coloro che hanno maggiore necessità”. Lo scrive la Chiesa cilena nella lettera “Cile, una casa per tutti”, presentata a Santiago del Cile dal Consiglio direttivo della Conferenza episcopale (Cech), a tre settimane dalle elezioni presidenziali e a circa tre mesi dall’arrivo del Papa. Nel documento si chiedono politiche pubbliche dotate di sufficienti risorse al servizio di anziani, disabili e altre persone in situazione di fragilità. I migranti “devono essere accolti, protetti, integrati e promossi in un orizzonte di fraternità reale e sincera, offrendo oro condizioni degne di vita e di lavoro ed evitando qualsiasi tipo di discriminazione”. Viene anche rivolto un appello per migliorare la situazione delle carceri, in cui spesso vengono violati diritti umani fondamentali.
Venendo ai temi di carattere esplicitamente politico, proprio mentre è al culmine la campagna elettorale per le presidenziali, i vescovi si esprimono sottolineando che “la crisi della politica minaccia gravemente la democrazia e la convivenza civile”. Questo accade per una profonda sfiducia dovuta alla collusione tra politica e denaro e per una sensazione che le promesse restino incompiute. Tuttavia, avvertono che l’attuale discredito “rende più urgente che la cittadinanza eserciti la propria responsabilità civica” e che cambi il modo di fare politica. Tutti i cileni, e soprattutto i giovani sono invitati a rendere il futuro del Cile all’altezza dei loro sogni, partecipando attivamente alla politica.
La Chiesa cilena guarda con particolare preoccupazione alla situazione dell’Araucanía, la regione da tempo epicentro di scontri ed episodi di violenza soprattutto per le rivendicazioni del popolo mapuche. Qui il Papa verrà in visita in gennaio e nel documento si auspica che le recenti scelte, frutto anche della Commissione voluta dalla Presidenza della Repubblica, possano tradursi i cammini di pace e giustizia per la regione, confermando “la volontà di fare giustizia rispetto allo storico debito dello Stato cileno nei confronti del popolo mapuche e di altri popoli indigeni”.
Tra le priorità indicate dalla Conferenza episcopale ci sono anche il rispetto per l’ambiente e l’attenzione educativa attraverso una formazione umana integrale. Infine, la lettera pastorale avverte che “la sfiducia è il virus più distruttivo che possa attaccare una società”. Anche se l’indignazione, di fronte a scandali, incoerenze e ingiustizie è legittima, più urgente appare il recupero della fiducia reciproca nella società. A questo proposito, i vescovi cileni avvertono che “per ricostruire i ponti che sono stati rotti non bastano rimedi legali o procedimenti amministrativi. Le ferite umane devono essere riparate dagli uomini”. Si può tornare ad avere fiducia “se c’è la possibilità di guardarsi di nuovo negli occhi, di riconoscersi fratelli e di camminare insieme”.

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