Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “oggi celebriamo la vita non la morte”

“Oggi celebriamo la vita non la morte, la vita dei nostri cari che Cristo ci assicura col farli partecipi della sua morte e risurrezione, la vita di tutti coloro che hanno lavorato e sofferto per la loro famiglie, hanno combattuto la buona battaglia della fede e della carità, la vita di quanti si sono impegnati per portare nel mondo un po’ di pace e di giustizia verso i poveri, la vita di coloro che in nome di Cristo sono stati uccisi”. Lo ha affermato oggi pomeriggio l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella celebrazione eucaristica che ha presieduto al Cimitero monumentale per la commemorazione di tutti i defunti. Questo – ha osservato – “è il giorno della preghiera di suffragio e di speranza che danno consolazione e aprono orizzonti di vita vera e concreta rispetto alle tante parodie insignificanti che la società del benessere e dei consumi vuole offrirci per esorcizzare la morte”. “In questo giorno – ha aggiunto Nosiglia – siamo invitati a ripensare al senso della nostra vita e della nostra morte, al tempo che passa veloce e ci sfugge,alla meta che inesorabilmente si avvicina per tutti”. “Questo non deve abbatterci – ha ammonito – ma anzi spronarci a non lasciare passare invano la vita che Dio ci concede e a utilizzarla non solo per noi stessi ma anche per chi ha meno vita, amore, giustizia, pace e serenità di noi”. L’arcivescovo ha poi evidenziato come “la nostra diocesi mantiene ferma la scelta di valorizzare il cimitero riconoscendo in esso un luogo di feconda socializzazione e comunione contro la deriva individualista o intimistica che accentua nuove tipologie di pratiche funerarie, come la dispersione delle ceneri e la custodia dell’urna in luoghi privati”. “Queste – ha rilevato – favoriscono tale tendenza, che sempre più di rado si confronta con le regole e lo stile della tradizione ecclesiale”. Nosiglia si è anche soffermato sul “valore familiare della memoria” e sull’importanza di una “riflessione sulla vita e sulla morte, sulla propria esistenza e il proprio futuro”.

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