XVII Colloquio di Teologia morale: mons. Melina, no a “rigoristi contro lassisti”

“L’impostazione casistica è inadeguata perché vede nell’azione solo un caso particolare di una norma generale e così contrappone fin dall’inizio il soggetto dell’azione e il suo atto, la sua coscienza e la legge. Essa vede l’azione dall’esterno, ponendosi nella posizione del giudice, in quella che è stata giustamente definita come una ‘morale di terza persona’. Così non può che vedere i singoli atti nella loro frammentazione, senza cogliere la dinamica pratica in cui il soggetto svolge la sua identità narrativa”. Lo ha detto mons. Livio Melina, intervenendo stamane alla seconda giornata del XVII Colloquio di Teologia morale tenutosi a Roma al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e famiglia. “Per uscire dall’aporia – ha spiegato mons. Melina – si rischia di cadere nell’arbitrario, per cui tutto il tema della morale sarebbe l’atteggiamento del moralista inteso come giudice: rigoristi contro lassisti. È uno scenario già ampiamente sperimentato dalla Chiesa, ma che oggi si è complicato per l’apparire della coscienza emotivista, nella quale il problema non è nemmeno più quello della certezza soggettiva, che sostituisce l’apertura alla verità, ma piuttosto l’autoreferenziale e indiscutibile ‘io mi sento così’”. Mons. Melina ha poi fatto cenno all’intelligenza d’amore, “che permette di recuperare la prospettiva morale del soggetto agente, che nell’agire è mosso dall’amore e tende alla pienezza del bene, edificando se stesso”. “Se il romanticismo contro il razionalismo ha inteso rivalutare l’amore, isolandolo dalla realtà, ne ha perso la valenza conoscitiva universale: è nell’affetto, invece, che si rende presente interiormente l’altra persona che mi muove verso la realtà di un incontro sempre più pieno”, ha concluso.

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