Salute: Aramini (Cattolica), “l’equità nella salute è un obiettivo da raggiungere”

L’equità nella salute “è un obiettivo da raggiungere, a fronte della complessa mappa di disuguaglianze di salute che caratterizzano le nostre società”. Lo ha detto don Michele Aramini, docente di teologia all’Università Cattolica di Milano e già cappellano della Libera Università di Castellanza (Varese), concludendo la Conferenza internazionale “Affrontare le disparità globali in materia di salute”, svoltasi in questi giorni nell’Aula nuova del Sinodo per iniziativa del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, in collaborazione con la Confederazione internazionale delle istituzioni sanitarie cattoliche (Ciisac). “Alcuni problemi dei paesi ricchi si ritrovano anche nei paesi poveri”, ha detto Aramini: “In particolare la debolezza dei sistemi sanitari pubblici, e la prevalenza di una sanità sostanzialmente privata”. Due, infatti, i “grandi sistemi che si sono fronteggiati per decenni: quello statunitense, fondato principalmente sul sistema assicurativo, e quello europeo, basato sulla protezione universale assicurata dagli stati, sono arrivati alla sfida finale. Purtroppo questa sfida è vinta dal sistema delle assicurazioni americane, che tentano di estendere in tutto il mondo la loro struttura di profitto”. Nasce, così, “un problema sia di giustizia sociale – e per gli europei, di rispetto delle costituzioni moderne, che definiscono la salute un diritto – sia di sviluppo socio- economico, perché il potenziale di salute di una società viene limitato, depotenziato e minato proprio dalle disuguaglianze, e solo il loro superamento può essere funzionale tanto al benessere individuale che allo sviluppo sociale. La mancata risposta al bisogno di salute, frena lo sviluppo economico”. Aramini ha definito questo meccanismo “la cosiddetta trappola della povertà”, per cui “se si è poveri non solo ci si ammala di più e si muore prima, ma anche si subiscono maggiormente le conseguenze socio economiche della malattia”.  Se questo è lo scenario, le risposte politiche per l’equità e per il superamento delle disuguaglianze di salute non possono essere giocate solo sul piano delle politiche “sanitarie”.  In questo quadro, “le politiche di lotta alle povertà e all’esclusione diventano cruciali: “posizione sociale, reddito, istruzione, occupazione e qualità del lavoro sono tra i primi e più incisivi determinanti sociali di salute, così come la forbice delle disuguaglianze sociali si traduce nel divario, spesso ampio su uno stesso territorio, tra le condizioni di salute dei gruppi sociali”. “In questi ultimi decenni la distribuzione del reddito mondiale è andata nella direzione sbagliata determinando un aumento delle disuguaglianze”, il grido d’allarme dei partecipanti al Convegno: “Tale incremento nella squilibrata distribuzione dei redditi è avvenuto sia a livello internazionale sia a livello interno ai singoli paesi. Sono noti i problemi generati da questi squilibri crescenti: aumento generale della povertà, impoverimento delle classi medie, paura della disoccupazione, paura dei migranti, sviluppo di atteggiamenti di chiusura e crescita dei partiti populisti”.

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