Salute: Aramini (Cattolica), “disuguaglianze destinate a crescere se non ci saranno interventi politici, economici e sociali”

Come sottolinea il Global Health Report 2017, “le disuguaglianze sono destinate a crescere, se non ci saranno interventi politici, economici e sociali che invertano la tendenza”. A lanciare il grido d’allarme è stato don Michele Aramini, docente di teologia all’Università Cattolica di Milano e già cappellano della Libera Università di Castellanza (Varese), concludendo la Conferenza internazionale “Affrontare le disparità globali in materia di salute”, svoltasi in questi giorni nell’Aula nuova del Sinodo. “Tutte le attività delle agenzie internazionali, degli obiettivi dell’Oms, dei raduni periodici del G7, producono miglioramenti che sono assolutamente marginali”, ha spiegato Aramini, secondo il quale “l’influenza delle grandi agenzie internazionali sui processi politici globali che riguardano la salute è vicina allo zero, perché non riescono a dare degli indirizzi che siano davvero cogenti e abbiano qualche rilievo sul campo. Anche gli Obiettivi del Millennio sono stati del tutto disattesi proprio nei Paesi più poveri”. Oggi, in altre parole, “non abbiamo più una economia di mercato all’interno della società, ma abbiamo una società completamente mercatizzata, nella quale non c’è nulla che non si possa comprare con il denaro. Il mercato aggredisce anche il campo della salute e, pertanto, la medicina si trasforma sempre più in un immenso business economico. È un dato che le nuove tecnologie sono disponibili principalmente per i mercati ricchi, a meno che non ci siano operatori non profit che le portino ai poveri”.
Ad aumentare il divario tra ricchi e poveri contribuisce, inoltre, la crisi dei vecchi modelli del welfare, per cui gli stati diminuiscono fortemente le prestazioni anche nell’ambito delle cure sanitarie: fenomeno che “porta lo Stato ad aumentare i contributi che i cittadini devono pagare per le prestazioni mediche. L’invecchiamento della popolazione e la mancanza di nascite, aumenta questo genere di squilibrio in tutti i paesi occidentali”. Tra le proposte da stigmatizzare, ha detto Aramini, la cosiddetta sanità “a punti”, in base alla quale  “ogni cittadino avrebbe a disposizione un capitale per accedere alle cure, terminato il quale non può più contare sull’aiuto della società e deve provvedere in proprio alla cura della propria salute”. Il tema delle disuguaglianze nel campo della salute riguarda anche i paesi a reddito alto, una delle riflessioni costanti nel convegno: “L’accessibilità alle cure è molto diminuita per la classe media e, soprattutto, per le fasce più fragili della popolazione: anziani, persone svantaggiate, migranti”.

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