Salute: Aramini (Cattolica), cinque raccomandazioni per superare le disparità globali

Favorire modelli di medicina pubblica; elaborare una “dichiarazione universale sulla medicina”; promuovere la prevenzione e l’accesso all’acqua; “fare cultura sulla salute come fatto globale, come fatto sociale, economico, politico, organizzativo, ambientale”; avviare “una collaborazione più intensa tra tutte le organizzazioni no profit”. Sono le cinque raccomandazioni con cui si è conclusa, nell’Aula nuova del Sinodo in Vaticano, la Conferenza internazionale “Affrontare le disparità globali in materia di salute”. “La politica degli stati deve fermare realmente la deriva verso una medicina privatizzata, scegliendo esplicitamente il modello di medicina pubblica a protezione universale, potenziandola e incrementando la pro attività delle istituzioni sanitarie, con la crescita della cosiddetta medicina di iniziativa”, ha detto don Michele Aramini, docente di teologia all’Università Cattolica di Milano e già cappellano della Libera Università di Castellanza (Varese), leggendo le conclusioni: “Tale medicina permette di aumentare la prevenzione e la cura, soprattutto per le fasce deboli della popolazione”. “Arrivare attraverso una riflessione comune e matura verso una dichiarazione universale sulla medicina come attività no profit”, la seconda raccomandazione, a partire dalla consapevolezza che “dichiarare l’attività medica come attività no profit esprime il senso profondo e originario della professione medica e risponde al diritto insuperabile alla salute delle persone umane”. L’impegno per la prevenzione, si legge nella terza raccomandazione, “è fondamentale: ha un costo economico relativamente basso, inferiore rispetto alle cure. Gli investimenti in prevenzione sono fortemente produttivi rispetto agli investimenti in terapie. È importante indirizzare molti investimenti di prevenzione alla istruzione delle donne e all’educazione delle madri per migliori stili di vita”. L’impegno per l’accesso all’acqua potabile e alla nutrizione sufficiente ed equilibrata, in particolare, sono “due elementi  determinanti per il miglioramento della condizione sanitaria”. “Fare cultura sulla salute come fatto globale, come fatto sociale, economico, politico, organizzativo, ambientale”, l’oggetto della quarta raccomandazione, a partire dalle università. “Dare incremento a tutte le forme di collaborazione, soprattutto tra tutte le istituzioni sanitarie cattoliche, operanti nel mondo”, la quinta raccomandazione, in cui si fa presente che “la forma del gemellaggio tra istituzioni dei paesi ricchi e dei paesi poveri dovrebbe diventare prassi comune”, estendendosi anche “ai network delle altre comunità cristiane e con le grandi fondazioni no profit laiche”, tramite l’istituzione di “un centro propulsore e di coordinamento che colga e stimoli tutte le possibilità di cooperazione”. Importante, infine, “la collaborazione con i ministeri della salute dei paesi emergenti”.

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