Plenaria Pcc: card. Ravasi a Papa Francesco, “paradigma tecnocratico” dominante, ma spesso “deboli interrogazioni su metodi, esili risposte su fini”

Attendiamo “la Sua parola che, riproponendo la visione cristiana dell’antropologia, stimoli anche la cultura e la scienza a camminare in equilibrio – per usare l’immagine di un filosofo contemporaneo – lungo la mirabile e delicata fune fisica, storica e trascendente della vita umana”. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura (Pcc), conclude così il suo indirizzo di saluto a Papa Francesco all’inizio dell’udienza concessa dal Pontefice ai partecipanti all’assemblea plenaria del dicastero appena conclusasi su “Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia”. Un tema cruciale, che si declina, osserva Ravasi, “in un orizzonte in continua evoluzione e fluidità, quello dell’antropologia che sembra generare nuovi modelli e persino nuove figure umane”. Tre i capitoli complessi e problematici, legati alla ricerca scientifica, affrontati nel corso dei lavori: “La genetica con le scelte di intervento sul Dna; le scienze neuro-cognitive con le evidenti ricadute sul fronte dell’etica personale e della stessa natura umana; infine, le impressionanti prospettive aperte dall’intelligenza artificiale”; un itinerario “dal quale emerge spesso un’inedita fisionomia dell’umanità”. “Gli strumenti tecnici sono indubbiamente così imponenti da aver creato un vero e proprio ‘paradigma tecnocratico’ dominante”, prosegue il presidente del Pcc richiamando alcune affermazioni del Pontefice, mentre “sono spesso deboli e fragili le interrogazioni sui metodi e sugli approcci adottati, e soprattutto sono scarse o esili le risposte sui fini ultimi e sulle mete di questa grande avventura contemporanea”. Di qui l’attesa per la parola del Papa.

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