Fine vita: Sgreccia (Camillianum), “dobbiamo impegnarci, con le cure palliative, a combattere il dolore e la solitudine che rende il morire più angoscioso e sofferto”

“Nei giorni scorsi Papa Francesco ha sottolineato la necessità di un ‘supplemento di saggezza’ nel discernimento delle situazioni di fine vita. Un richiamo quanto mai importante anche in considerazione di quanto la questione sia sempre più pressante negli ambiti sociale, culturale e politico”. Lo dice Palma Sgreccia, preside del Camillianum, a proposito del messaggio del Papa al presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in occasione del Meeting regionale europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita”. Il Santo Padre, ricorda Sgreccia, “ha fra l’altro ribadito il criterio della ‘proporzionalità delle cure'”e  “ha riproposto la ‘prossimità responsabile’, sull’esempio del Samaritano, come comandamento supremo, come imperativo categorico”. Di qui la riflessione della preside del Camillianum: “Dobbiamo impegnarci, con le cure palliative, a combattere il dolore e la solitudine che rende il morire più angoscioso e sofferto. Il richiamo di Papa Francesco alla ‘prossimità responsabile’ va oltre il rispetto dell’autonomia perché la responsabilità significa sia rispondere a qualcuno sia rispondere di qualcuno”. A margine delle parole di Papa Francesco, “possiamo affermare che l’unico modo che abbiamo per contrastare la finitudine e ciò che vi è connesso è la nostra reciproca dedizione, il sostegno, ciò che con una parola importante chiamiamo amore”. Per Sgreccia, “la ‘prossimità responsabile’ significa impegnarci affinché non ci siano situazioni di abbandono e sfiducia, significa essere responsabili non solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremmo potuto impedire. È umanamente doveroso impegnarci affinché nessuno preferisca la morte”.

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