XVII Colloquio di Teologia morale: Calmeyn (Collège des Bernardins), “i Comandamenti non sono solo precetti da osservare, ma fonti di vita”

“Non si può affrontare la singolarità della persona se non alla luce dell’assolutezza del Comandamento che la rivela a se stessa: questa assolutezza del Comandamento non può essere compresa se non alla luce della singolarità della persona, ovvero della sua vocazione personale. I primi due racconti della creazione ci insegnano cosa rappresenta la legge e ci fanno capire come la parola di Dio abbia una dimensione assoluta di salvezza: la legge data da Dio a Mosè ha lo scopo di conformarci all’alleanza che è il dono della creazione, ossia il dono che noi siamo per noi stessi”. È quanto ha affermato Laetitia Calmeyn, membro del Collège des Bernardins di Parigi, intervenendo al XVII Colloquio di Teologia morale, che si è tenuto stamane nella sede del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e famiglia. “L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio – ha affermato la docente – è chiamato a ricevere la legge del suo essere e del suo agire come una partecipazione allo stesso agire divino. Dio crea separando, cioè introducendo una alterità: quest’ultima è rappresentata dallo spazio donato da Dio all’uomo affinché egli possa scoprire la singolarità della propria esistenza. Si tratta di una chiamata alla comunione con Dio, alla luce della comunione vissuta nella relazione uomo-donna che gli darà accesso alla singolarità del suo essere”. Secondo Calmeyn, “i Comandamenti non si presentano soltanto come precetti da osservare, ma come parole che, se messe in pratica, rappresentano fonti di vita”.

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