Università: Diaco (Cei), può essere un “cantiere di speranza” se sa “difendersi dalle tentazioni dell’individualismo e della competizione esasperata”

L’università può essere un “cantiere di speranza” se sa “difendersi dalle tentazioni dell’individualismo e della competizione esasperata, di relazioni anonime e burocratiche, offrendo un sapere ‘umano e umanizzante’”. Lo ha detto questa mattina Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei, durante il convegno su “Relazionalità e orientamento”, organizzato dall’Associazione italiana docenti universitari (Aidu), a Roma. “Lo studio serve anche a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare un senso nelle cose”, ha aggiunto il direttore dell’Ufficio Cei, che ha spiegato “il significato più profondo dell’orientamento”: “Non solo aprire prospettive per il ‘dopo’, ma accompagnare la persona a chiedersi qual è il suo posto nel mondo”. Ricordando l’intervento di Papa Francesco rivolto alla comunità accademica dell’Università di Bologna, il 1° ottobre scorso, Diaco ha indicato il “diritto alla speranza” dei giovani, cioè il diritto “a crescere liberi dalla paura del futuro, a sapere che nella vita esistono realtà belle e durature, per cui vale la pena di mettersi in gioco”. “In effetti quelli dell’Università sono anni in cui si dà solidità al gusto della ricerca, alla capacità di confronto, all’acquisizione di criteri di giudizio e di sintesi su quanto accade nel mondo – ha concluso -. Sono aspetti sui quali comunità accademica e comunità ecclesiale possono incontrarsi e arricchirsi a vicenda”.

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