Unione apostolica clero: card. Parolin, “l’amore non indugia a star fermi ma spinge ad agire” a favore delle persone che sono ai margini della società

“L’amore non indugia a star fermi ma spinge ad agire”. Lo ha detto questa mattina il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto in occasione del convegno internazionale dell’Unione apostolica del clero, che si conclude oggi a Roma. Il porporato ha ricordato le tre forme d’amore proprie di un sacerdote: per Dio, per il prossimo e per se stesso. “Il sacerdote è prima di tutto un uomo di Dio, un discepolo”, ha aggiunto il porporato che ha invitato tutti a “non perdere la memoria dell’amore di Dio, perché è importante per ricordare la grazia che abbiamo ricevuto”. Dall’amore per Dio a quello per il prossimo, da rivolgere a “tutti i fratelli che incontriamo”. Un passaggio “dalla misericordia ricevuta a quella donata. Quanto Dio fa per noi va portato agli altri”. E, in particolare, alle “persone che la società tende a mettere ai margini”. E qui il card. Parolin ha citato quelle indicate da Papa Francesco nell’Amoris laetitia: ragazze madri, bambini senza genitori, donne sole che devono portare avanti l’educazione dei loro figli, disabili che richiedono molto affetto e vicinanza, giovani che lottano contro una dipendenza, persone non sposate o quelle separate o vedove, anziani e malati che non ricevono l’appoggio dei loro figli, i più disastrati nelle condotte della loro vita. “Dobbiamo condividere con loro il nostro tempo e le nostre attenzioni. L’amore per il prossimo parte dalla preghiera”. Infine, l’invito ad amare se stessi. “L’amore per Dio e per il prossimo attecchiscono davvero in chi ama se stesso – ha concluso Parolin –. Ciò significa custodire la propria vocazione perché porti frutto”.

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