Ue: summit sociale di Göteborg. Leader politici a confronto nei workshop

Seduti in cerchio, senza podi né tavoli, con un moderatore al centro, i leader politici europei hanno lavorato per due ore a Göteborg stamane, insieme ai rappresentanti delle associazioni di lavoratori, imprenditori e società civile per approfondire in tre gruppi di lavoro i temi dell’accesso al mercato del lavoro, occupazione e condizioni di lavoro eque, lavoro nella transizione. Proposte, best practices e problemi si sono succeduti nei gruppi tutti trasmessi live via web. Così per esempio, il presidente francese Emmanuel Macron nel gruppo sulla transizione ha indicato come priorità delle politiche nazionali l’“investire sulla formazione” per aggiornare le competenze che oggi invecchiano nel giro di 5 anni, e ha sollecitato a questo scopo una migliore gestione da parte dell’Ue del suo fondo sociale europeo e il fondo di adeguamento alla mondializzazione. Macron ha esortato i colleghi alla “coerenza politica” nella difesa della priorità sociale anche quando si parla di “dumping sociale o accordi commerciali”. Nel gruppo su “occupazione e condizioni eque” il premier danese Lars Løkke Rasmussen ha indicato il modello del mercato del lavoro nordico come esempio di successo; e al primo ministro irlandese che invocava un “allineamento” a livello europeo nei sistemi di protezione sociale e pensioni perché siano “reale garanzia” in un contesto di grande mobilità dei lavoratori, la presidente lituana Dalia Grybauskaitė ha evidenziato quanto “difficile sia oggi pensare a una convergenza a fronte delle così marcate differenze esistenti tra i Paesi, a partire, ad esempio dalle differenze di Pil che ha citato. Per il primo ministro del Belgio Charles Michel, in tutto ciò è necessario non opporre “attività economia e protezione sociale”. Una risposta è arrivata dal modello dell’”economia sociale” citato da Luca Jahier (Comitato economico e sociale europeo) che tiene insieme esigenze economiche, risposte occupazionali e integrazione sociale sul territorio. In tutti i gruppi, le organizzazioni della società civile hanno sollevato le problematiche dell’uguaglianza di genere, l’integrazione dei migranti, lo sfruttamento criminale del lavoro, e gli “invisibili” delle nostre società, che non hanno associazioni di categoria che li difendono. In ogni gruppo un “rapporteur”: dovranno raccogliere quanto emerso per farlo convergere nel processo politico di implementazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.

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