Teologia: mons. Sequeri (Pont. Ist. Giovanni Paolo II), “assimilazione linguaggio romantico in apologetica fede”

“La moderna epopea dell’amore romantico ha offerto un terreno propizio per l’affermarsi del cristianesimo come religione dell’amore, inteso come sentimento che si autocertifica della sua abilità e della sua giustizia. E questo insediamento si è effettivamente realizzato, anche da parte del parlare e del sentire cristiano. Dal punto di vista culturale, inoltre, l’esaltazione romantica del sentimento cosmico del sacro ha anche favorito una facile assimilazione del linguaggio romantico all’interno dell’apologetica della fede”. Lo ha detto il preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, mons. Pierangelo Sequeri, parlando questo pomeriggio a Roma nel corso del XVII Colloquio di Teologia Morale. Intervenuto nella sede del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e Famiglia, mons. Sequeri ha osservato come “nell’immaginario collettivo l’amore romantico si affermi come stato di eccezione dell’innamoramento di coppia, che già di per sé riduce l’amore all’intima reciprocità dell’innamoramento di due persone”. Questo però – è l’osservazione di mons. Sequeri- “mette drasticamente tra parentesi tutto il resto, come la comunità, la società, il mondo e la storia. Nel momento in cui l’individualismo moderno giunge a teorizzare l’autorealizzazione come senso dell’amore, l’innamoramento è pronto a trasferirsi sul sé, proprio a motivo della sua coincidenza con il sentimento autoriferito del rapimento e dell’incanto del desiderio. È quest’ultimo, infatti, prima ancora che l’alterità dell’altro, ad istituire il referente di autenticità dell’esperienza d’amore”.

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