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Santa Sede: Pontificio Consiglio dialogo interreligioso, dichiarazione finale del VI convegno buddista-cristiano a Taiwan

“Ascoltare il grido delle vittime della violenza nelle sue molteplici forme condannando e reprimendo le minacce del nazionalismo, del sessismo, del razzismo, delle caste, dell’etnismo e del fondamentalismo religioso e laico; eliminare la povertà, l’ingiustizia, l’ineguaglianza, lo sfruttamento e la discriminazione; riconoscere l’influenza positiva dei media nell’incoraggiare azioni nonviolente per la pace globale e avvertire il pubblico dell’impatto negativo delle notizie false, che possono provocare estraniamento, divisione, pregiudizio e violenza tra persone di culture e religioni diverse; incoraggiare azioni concrete a livello nazionale, regionale e globale volte a ripristinare le società polarizzate attraverso la giustizia, la riconciliazione e il perdono, nonché a promuovere l’uguaglianza e la dignità delle donne al fine di prevenire la violenza e la discriminazione nei loro confronti, in particolare il flagello della violenza domestica”. Sono alcune delle determinazioni cui sono giunti gli oltre 80 partecipanti, di 18 Paesi, che hanno preso parte dal 13 al 16 novembre, a Taiwan, al VI convegno buddista-cristiano, promosso congiuntamente dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e dalla società buddista “Ling Jiou Mountain”. I membri hanno espresso soddisfazione per il miglioramento delle relazioni tra cristiani e buddisti e riconosciuto il tanto lavoro svolto in questi anni nel campo della promozione della pace, della nonviolenza, del rispetto, dell’incontro tra culture. Tuttavia “tanto resta ancora da fare” si legge nel testo finale del Convegno. “Viviamo in un momento critico nel quale la violenza ha già provocato il caos in molti Paesi, lasciando alle persone un disperato bisogno di guarigione, di giustizia, di perdono e di riconciliazione. La violenza e i conflitti attraversano i confini, e quindi i problemi locali diventano nazionali, regionali e a volte persino globali”. Dunque non c’è più tempo da perdere. Occorre, si legge nella Dichiarazione conclusiva, diffusa oggi dalla Santa Sede, “sviluppare relazioni sicure, stabili e affettuose tra i bambini e i loro genitori, parenti, insegnanti, anziani, orfani e altri, al fine di formare individui sani e società inclusive; ribadire l’importanza dell’educazione, promuovere l’ospitalità riconoscendo che noi e gli altri condividiamo un’umanità comune, a prescindere dalle differenze etniche, religiose, culturali o socioeconomiche, per evitare e rimuovere gli abusi verbali, fisici, sessuali e psicologici”. Altre priorità emerse dall’incontro sono la salvaguardia dell’ambiente, la promozione della preghiera, del silenzio e della meditazione per coltivare la libertà interiore, la purezza del cuore, la compassione, il perdono, la guarigione e il dono di sé come condizioni essenziali per la pace interiore dell’individuo e per la pace sociale”. Ne deriva un ruolo importante che possono giocare a riguardo “organizzazioni religiose, persone di buona volontà, società civile, organizzazioni governative e centri di educazione” in particolare nel favorire il dialogo interconfessionale e interculturale.

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